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Parma

"Le scuole finlandesi? Migliori delle nostre E costano meno"

12 marzo 2013, 20:29

Enrico Gotti
Da una parte il sistema scolastico finlandese, sul podio internazionale per i risultati di apprendimento degli studenti, dall’altra la scuola italiana, che perde posizioni in classifica. Si dirà: la differenza è tutta nella mancanza di risorse, nei fondi per l’istruzione pubblica che ci sono in Finlandia, non in italia. «No, non è così. Anzi, l’investimenti dello Stato per alunno, a parità di indicatori, è più basso nelle scuole finlandesi che in quelle italiane» dice Luisa Molinari, docente ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione.
Saranno allora le classi sovraffollate. «No, i parametri fra Italia e Finlandia sono molto simili: il numero di alunni per classe non è inferiore a quello medio delle scuole italiane, le difficoltà sociali, di lingua, collocazione geografica, non sono certo irrilevanti e fra i due Paesi sono simili gli stipendi rapportati al costo della vita», spiega Molinari, presidente del corso di studi in Psicologia dell’università di Parma. E allora cosa fa la differenza? «Le scuole finlandesi hanno un’enorme flessibilità nella metodologia didattica. Dal 1979 in Finlandia esiste un sistema di formazione universitaria all’insegnamento, basato sull’idea che servono pratiche didattiche diversificate, per rispondere ai principi di eguaglianza ed equità» spiega la professoressa, che fra il 28 il 31 gennaio, ha fatto visita al Department of Teacher Education dell’università di Helsinky , assieme alla dirigente scolastica Beatrice Aimi e alla ricercatrice Consuelo Mameli.
 Quest’ultima è autrice di una tesi di dottorato, in cui ha osservato come si lavora nelle classi, videoregistrando le lezioni in alcune scuole emiliane: il risultato è che tre quarti del tempo è occupato dalle spiegazioni degli insegnanti. Gli studenti parlano poco, spesso per dare risposte di una o due parole, e tanti alunni restano in silenzio. In Finlandia si cerca di fare il contrario, facendo lavorare a gruppi gli alunni, anche quelli che «non ci arrivano», e che per questo sono tagliati fuori. «I tagli sono un problema, ma migliorare la qualità della scuola è possibile, indipendentemente dalle risorse» è il messaggio, che può suonare come una provocazione, nato dal confronto con un sistema scolastico diverso. «In Italia la scuola si sente isolata, il riconoscimento sociale non c’è, mentre in Finlandia l’insegnante è considerato figura centrale, - sottolinea la professoressa Molinari. – In Finlandia il neuropsichiatra si rivolge al docente, gli insegnanti costruiscono i programmi assieme al ministero ogni 5 anni. Non c’è solo un corso per formare i docenti, ma c’è un’università che forma i docenti che prepareranno i nuovi insegnanti».
 I risultati delle ricerche e del confronto a Helsinky saranno utilizzati dai professori dell’università parmense nella conduzione di un corso rivolto ai docenti di scuola secondaria di primo e di secondo grado, finanziato dalla Fondazione Cariparma, che si concluderà nel mese di aprile. Si tratta di un corso per la comunicazione efficace in classe, che coinvolge 35 insegnanti, patrocinato dall’ufficio scolastico territoriale.