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Arte-Cultura

Dialogando con la natura

12 marzo 2013, 18:51

Dialogando con la natura

Stefania Provinciali

La mostra di Antonio Monica (1914-1992), allo Spazio espositivo Edoardo Manini di Borgo Guazzo, riporta indietro nel tempo, agli anni in cui la pittura parmigiana ancorata al figurativo, proseguiva con costanza gli insegnamenti accademici, tra passione e rigore compositivo, senza mai abbandonare lo studio del vero. La storia di Antonio Monica nasce in questo contesto e ben si integra in quell’attività pittorica fatta di paesaggi, di interessi personali ed umani, di concretezza.
Questa piccola retrospettiva dal titolo allusivo «Il pittore che dialogava con la Natura»,  realizzata con la collaborazione della famiglia, lo presenta tra gli anni Settanta e Novanta, quando la mano si era ormai affinata e coglieva le emozioni, con costanza e delicatezza, dai colori e dalle scelte paesaggistiche.
Fratello di Medardo, scultore e intagliatore, aveva sempre coltivato questo suo interesse anche se la vita lo aveva costretto ad interrompere gli studi al Toschi. Al mobilificio Pirazzoli sotto la guida del fratello aveva imparato ad esprimere la sua innata manualità come mobiliere ed intagliatore, qualità che utilizzerà poi nell’attività di scultore.
Come pittore si è sempre considerato un puro amatore fino a quando  «… è nata per caso una società – racconta Tiziano Marcheselli nel suo libro di fine anni Sessanta “Cento pittori a Parma” - con un paio di conoscenti, che in seguito sono divenuti quattro o cinque, e nel laboratorio di via Langhirano ogni domenica mattina alle otto (anche con mezzo metro di neve) ha cominciato a funzionare quella che è stata battezzata scherzosamente l’Accademia del Cinghio». Una storia emblematica che riporta a quegli anni in cui gli artisti si ritrovavano, tempo permettendo en plein air, per dipingere e scambiarsi idee, per misurarsi di fronte ad una tela bianca, per «imparare» dai compagni d’avventura artistica. E’ questo il caso di Antonio Monica, Tonino per gli amici, che andava così affinando un percorso già sperimentato nel tempo ed acquistando la consapevolezza del proprio fare. Vennero allora gli anni delle mostre, quasi tutte tenute tra Parma e Provincia, molte con i pittori compagni d’arte e di vita: Renzo Barilli, Ercole Vighi, Carlo Mori e gli altri.
L’impaginato, i valori tonali, il sentimento andavano acquistando forza fino a dar vita a quella pittura rappresentata dai quadri in mostra, una ventina circa, che si «svolgono» nel tempo più attivo di produzione, tra verdi alberi, paesaggi montani e collinari, case e borghi della giovinezza: Carignano  e l’Appennino verso Corniglio. Le impressioni si combinano così con l’illustrazione figurativa, aprendo il campo della visione ma senza allontanarsi mai dalle proprie origini. Emerge il grande amore per la natura ed i colori delle stagioni, fra dipinti ad olio e qualche pastello altra tecnica affinata soprattutto negli ultimi anni. 
 
 

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