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Quartieri-Frazioni

La macchina fotografica per catturare l'anima di Parma

12 marzo 2013, 08:23

La macchina fotografica per catturare l'anima di Parma

Federica Panicieri
Inafferrabile Parma»: cento fotografie che ritraggono  i borghi e gli scorci di Parma più lontani dagli occhi dei turisti, ma forse più veri e più autentici. E' questo l'ultimo lavoro fotografico di Guglielmo Pessina, che di professione fa il commercialista, ma che si porta dentro una passione per la fotografia nata proprio nei borghi del centro quando da ragazzo fu garzone di bottega di un famoso fotografo, Libero Tosi. «Avevo quindici anni quando, terminate le scuole medie,  mio padre insistette perchè andassi ad imparare a fare il fotografo e fu così che entrai nello studio di Libero Tosi in Via Mistrali -  spiega Pessina con un velo di nostalgia negli occhi -. Era un mondo molto lontano da quello a cui ero abituato, quella bottega fu una scuola non solo di fotografia, ma di vita. Da lì passavano tanti personaggi che io guardavo ammirato con gli occhi di un ragazzino. Ho appreso le basi della fotografia vedendo lavorare Tosi e il suo valido collaboratore Rolando Pattacini; era affascinante vederli all'opera. Ho tra l'altro avuto occasione di incontrare poco tempo fa Pattacini ed è stato molto bello poter riparlare con lui di fotografia». I ricordi di allora sono ancora ben vivi nella memoria. «Ricordo che venivano per farsi ritrarre da Tosi bellissime donne, ma io non ero ammesso alla sala di posa in queste occasioni e quindi le vedono solo transitare e poi ammiravo le foto al momento della stampa». La mostra dedicata a Tosi che si è tenuta recentemente all'Istituto Toschi è stata un'emozione. «Sono andato a vedere la mostra dedicata a Libero Tosi e devo ammettere che mi sono veramente emozionato nel vedere certe immagini che mi hanno evocato tanti ricordi assolutamente piacevoli, perchè Tosi è sempre stato molto disponibile e gentile con me». Pessina però sentiva che quello che non era il suo lavoro per la vita. «Rimasi nello studio Tosi dal novembre 1967 al marzo 1971, ma già nel 1968 mi iscrissi al serale di  ragioneria al Melloni, quindi di giorno stavo nello studio fotografico e alla sera, uscito dal lavoro, andavo a studiare». Oramai da trentadue anni Pessina ha un suo studio da commercialista, nel quartiere Cittadella,  un lavoro che ama e che lo gratifica, ma un paio d'anni fa si è riaccesa la passione per la fotografia che evidentemente aveva dentro sopita fin da ragazzino. «Sono tornato a riprendere in mano la macchina fotografica e i miei fine settimana e i miei momenti liberi ora li dedico a questa mia passione - spiega Pessina -.  L'ultimo mio lavoro ha rappresentato per me un po' uno scavare nel mio passato, attraverso quei borghi che sono della mia gioventù. Non a caso sono tornato a fotografare anche via Mistrali dove ho avuto i miei primi contatti con la fotografia. Ho voluto afferrare un'anima della città più nascosta, lontana dalle calche dei curiosi a caccia di acquisti, alla ricerca di un'atmosfera più riflessiva, legata alla memoria e alla tradizione. In fondo la Parma più autentica, quella che più amo. La fotografia rimane una passione, nulla più, però devo ammettere che mi sta dando delle belle emozioni».