Sei in Archivio

Parma

Marco, il sociologo "strajè" che sa parlare al futuro

12 marzo 2013, 18:59

Marco, il sociologo

Probabilmente la passione per l’arte urbana e i suoi linguaggi,  Marco Valesi,  «strajè» in California,  l’ha ereditata dal bisnonno.
Ardito del popolo nell’Oltretorrente,  ha lasciato il cognome di famiglia impresso con un chiodo  su un angolo di muro all’angolo tra via D’Azeglio e Vicolo Santa Maria. Passa di lì ogni volta che torna in città:  «Controllo che le mie radici ci siano ancora»,  dice Marco, oggi docente di Sociologia applicata all’Ateneo di Mercet, in California. A due passi dal parco nazionale di Yosemite e a poca distanza dalle lunghissime spiagge dalla Monterey Bay. Osservatorio privilegiato di mode ed eccessi, dove si è stabilito dopo molte altre destinazioni vissute come formazione:  Salamanca, Barcellona, Guatemala, Città del Messico e San Francisco.
Da cinque anni è fermo in California in quello che definisce «il campus più multietnico» di tutti gli States». Vive con la compagna spagnola, i due bimbi, un astrofisico israeliano, un guru ucraino delle nuove tecnologie, un medico ghanese, Aki, biologo e produttore di birra giapponese, e a Julia, matematica americana.
Ha girato il mondo con una laurea in sociologia che gli ha aperto le porte di vari istituti di cultura italiana e diversi campus universitari. Da noi non sarebbe stato possibile? «Quale ateneo si può permettere un ricercatore universitario così interdisciplinare o un docente così attento alle nuove forme di linguaggio: da quelle underground legate alle arti urbane a quelle più tecnologiche e innovative connesse direttamente con le realtà 2.0. Nei miei corsi si ipotizzano scenari futuri, si analizzano gli impatti che le nuove tecnologie e i nuovi modi di comunicare che hanno oggi le persone, come cambiano le società tradizionali e le identità personali. In Italia chi scommetterebbe sul mio lavoro? Da nomade della cultura, non tornerei, e non solo per motivi accademici. Ma sono molto legato a quello che ho lasciato 12 anni fa. Tanto che la relazione con Parma resiste: ho scelto di collaborare con l’associazione “Un’idea di città” sperando di contribuire, anche in virtù delle esperienze vissute tra città e paesi così diversi, a un rilancio della mia piccola Parma».
Dalla California si «connette» con l’Italia oltre che per affetto (i genitori abitano qui), anche per motivi professionali. E’ corrispondente, infatti, per la trasmissione di Rai Radio2 «Caterpillar», collabora con l’Università e con la redazione di Focus.
Forse un mestiere   del futuro il suo. Partito dai murales del Latinoamerica, dai graffiti delle nostre città,  e arrivato qualche mese fa all’elezione di Obama. «Un evento mediatico completamente diverso da quello del 2008. Un’elezione twittata».
Insomma c'è un parmigiano che in California studia e insegna la comunicazione del domani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA