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Parma

Parma-Poggio: le Ferrari F 357 corrono a pedali

12 marzo 2013, 08:23

Parma-Poggio: le Ferrari F 357 corrono a pedali

Roberto Longoni
Bastano due gambe bambine e la benzina dell'immaginazione, per spingere come 400 cavalli vapore. Basta un attimo, per toccare i 325 chilometri all'ora, come Ascari ai tempi d'oro: lui pigiava l'acceleratore, i piloti della scuderia di Enrico Campari devono darci dentro a tavoletta con i  pedali. Campioni si nasce o si diventa ben presto, perché qui, per esigenze d'abitacolo, si parla di assi del volante dai 3 ai 6 anni: scesi dal cavallino a dondolo, per montare su quello rampante. Minibolidi a pedali. Della Ferrari F 357 Indy non sono che repliche, d'accordo (lunghe un metro e mezzo, larghe 50 centimetri e alte 49), ma dalla bellezza che incanta e dalla leggerezza che trasuda tecnologia. «In vetroresina pesano 10 chili, in fibra di carbonio 8,5. Le prime costano seimila euro, le altre il doppio. La nostra terra non è solo parmigiano e prosciutto: da noi ci sono innovazione, tecnologia, design ed entusiamo da valorizzare» spiega il  titolare della Campari compositi per campioni. Quarantacinque anni, perito meccanico, è lui il primo nume tutelare delle gambe più preziose del globo. Dalla sua azienda di Casale di Felino escono i parastinchi di quasi tutta la rosa della Nazionale italiana e dei fuoriclasse internazionali: da  Messi a  Ibrahimovic, per dirne due. «Ora uso lo zylon con cui si  blindano i serbatoi degli elicotteri d'assalto. Cinque volte più resistente del kevlar,  mi permette di realizzare  parastinchi di 75 grammi al pezzo». Peccato che spesso chi li indossa sia più interessato alla grafica, ai colori e agli scongiuri che alla perfezione dell'armatura per le tenzoni pedatorie.  Mosso dalla trazione integrale dello spirito da pioniere, Campari non poteva starsene quieto dietro gli  scudi per calciatori. Doveva scendere in pista, habitat della sua vera passione. Anzi, doveva tornarci, perché è proprio con il Cavallino rampante che partì la sua avventura. «Era il 1989, alla Ferrari entrai come garzone: addetto all'ingrassaggio dei pezzi. Poi diventai  progettista meccanico. Ora sono fornitore. Faccio accessori impiegati nel paddock». Tutto in fibra di carbonio («anche per questione d'immagine»): dalle attrezzature per il cambio delle gomme alle valigie per il trasporto delle pinze e lo smontaggio del cambio. «Ho progettato e costruito una macchina per lavare i cerchi delle auto da corsa: ne ho vendute tre alla Ferrari. Devo molto a Maranello: essere in contatto con questo team d'eccellenza mi dà la possibilità di attingere dall'ultima tecnologia». Due anni fa, oltre l'ennesimo parastinchi illustre, spuntò l'idea. Realizzare un gioco a prova di Luca, il figlio sempre in cerca del punto di rottura degli oggetti. «M'ispirai alla Ferrari 357 Indy del 1952: ne feci un modello a pedali e nel 2011 lo regalai a Luca per i suoi 4 anni». In fibra di carbonio il telaio monoscocca, in ergal (la migliore tra le leghe d'alluminio convenzionali) i mozzi e i supporti delle ruote, oltre alla trasmissione a pedali sulle ruote posteriori, in kevlar la protezione dei piedi. «Visto il progetto, la Nardi di Torino mi ha prodotto ad hoc il volante da 210 millimetri e la Schedoni di Modena ha fatto il sedile in composito». Questi gli unici pezzi importati da altre aziende, oltre agli pneumatici. Ma presto   il Drake di Casale di Felino potrebbe essere  in grado anche di gommare i minibolidi.  Intanto, mentre il prototipo superava il collaudo di Luca (dopo due anni, c'è stato solo da riverniciare), è venuta la richiesta di Hamsik, in cerca di un regalo speciale per i figli. A Natale ha avuto la sua Ferrari a pedali con i colori del Napoli, il 17 come numero (lo stesso della maglia) e la bandiera slovacca sul fianco. «Troppo bella, non è un giocattolo» ha esclamato  il fuoriclasse, parcheggiando in salotto quel fiammante modellino. «Un'altra auto è finita in Giappone in conto vendita - prosegue Campari -. Un'altra, la porteremo presto in vetrina da Aspesi, in via Montenapoleone». Un altro esemplare, con i colori del Parma, presto verrà consegnato in dono all'Ospedale dei bambini. Finora, sono due le auto in vetroresina e quattro quelle in carbonio. La scuderia cresce, grazie all'impegno del titolare e di Filippo Agnetti, responsabile del marketing, del designer Christian Grande e dell'ingegner Giovanni Carli, direttore tecnico. Intanto, si scaldano i pedali per la partenza di una gara da sogno. «Il 29 settembre ci sarà il centenario della Parma-Poggio organizzata in onore di Verdi: ospiti dell'organizzazione di Gianfranco Bertei, presidente della scuderia Parma auto storiche, organizzeremo un gran premio con i minibolidi». L'ideale sarebbe che  ce ne fossero 26 iscritti al via, come per la prima Parma-Poggio. «Vorremmo venderli alle aziende di Parma, per farli gareggiare con i loro marchi. L'evento avrà una risonanza mondiale, e il miniGp sarà filmato, con le verifiche a Parma il sabato e la gimcana a Berceto la domenica, su un circuito stile vintage, tra balle di paglia». Oltre alle auto delle aziende, Campari prevede in pista anche quella dell'Ospedale dei bambini. «Con un bimbo guarito al volante: sarebbe bellissimo, no?» Un appuntamento al quale dovrebbero seguirne altri, in un campionato tutto da inventare. «Credo in questo progetto, perché rappresenta in pieno il made in Italy. Credo nell'innovazione e nella tecnologia: è su questo che si deve puntare». Sorride Campari, ed è chiaro che in mente ha già anche altro. «Ma sempre da realizzare con un'azienda a misura d'uomo. Voglio restar piccolo, giocare». Andare a pedali, volare.