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Provincia-Emilia

Sala - 8 marzo nel segno dei diritti: che siano uguali per tutte

12 marzo 2013, 08:25

Cristina Pelagatti
Parlare di infibulazione, circoncisione femminile e escissione l’otto marzo è uno dei modi più incisivi per celebrare la «festa della donna», per far tornare al centro di quella che viene sempre più vissuta come una festa «commerciale», il tema centrale dei diritti della donna.
Era il fine che l’associazione La Locomotiva aveva in mente quando ha deciso di organizzare la serata in Rocca Sanvitale e l’obiettivo, grazie al gruppo giovani di Amnesty International di Parma, è stato centrato: non mimose ma diritti, non gruppi di donne a guardare spogliarellisti unti ma un notevole «scuotimento delle coscienze».
 Durante la serata, dai ragazzi del gruppo giovani di Amnesty International, sono state infatti affrontate varie tematiche legate alla condizione femminile nel mondo per cercare di dare una panoramica della situazione della donna in alcune delle aree del mondo dove essa è più difficile, o in evoluzione. Di evoluzione, più sperata che reale, si è trattato infatti parlando della situazione della donna in Egitto e nel Medio Oriente, con particolare riferimento agli eventi della «primavera araba».
 Riccardo Gandini ha illustrato date e temi della rivoluzione dei gelsomini, della rivoluzione del Nilo e della guerra civile libica, analizzando gli effetti che esse hanno avuto, mentre le «colleghe» Giulia Salomoni e Patrizia Ciurlia, ne hanno appronfondito i limiti, che a distanza di un anno, appaiono ormai nella loro chiarezza. Particolare attenzione è stata dedicata alla situazione egiziana.
«Nel nuovo Egitto c’è un doppio ostacolo per le donne - ha spiegato Giovanna Rainò di amnesty Parma - non solo il nuovo regime, con solo 8 donne in Parlamento, delle quali due già presenti nel governo Mubarak, non è favorevole alle donne, ma c’è anche il problema che si stanno rinnegando tutti i diritti già riconosciuti, perché concessi durante il governo Mubarak. Ma non erano regalie di Mubarak, erano diritti che derivavano da lotte di anni delle donne egiziane. Inoltre il terrorismo sessuale si è inasprito dopo la rivoluzione. Le donne, ai tempi di Mubarak, venivano aggredite in pubblico, perché dovevano sentirsi deboli e bisognose di protezione, da uomini pagati dal regime. Ora succede lo stesso, le donne durante le manifestazioni vengono palpeggiate, e stuprate, l’unica differenza è che non si sa chi paga gli aggressori e che prima si parlava di stupro, oggi di «fastidio».
L’appello di Amnesty dell’8 marzo invita il governo egiziano a non essere connivente, si chiede al governo egiziano di applicare alle donne i diritti validi per gli altri, non in quanto donne, ma in quanto persone. La situazione sta degenerando perché lo stato guarda e la comunità internazionale non fa nulla, evidentemente le donne e quindi le persone, non sono al primo posto».
Durante la serata sono stati affrontati anche i temi dell’alto tasso di mortalità materna dovuta al parto, e di mutilazioni genitali femminili, in forte aumento, nonostante le tante campagne promosse per dissuaderne la pratica, in particolare, grazie al reportage «Infibulazione a km zero» di Francesca Lombardi, sono stati presentati alcuni casi che si sono verificati anche nella Provincia di Parma.
«Stiamo vivendo un periodo di violenza incredibile - ha commentato il sindaco Cristina Merusi - occorre un cambiamento culturale; sarà un giorno felice quando tutto ciò sarà superato».