Sei in Archivio

Spettacoli

Film recensioni - La frode

17 marzo 2013, 00:22

Film recensioni - La frode

Filiberto Molossi

Fatevene una ragione: persino la fionda di Davide ormai è truccata. E Golia, ai giorni nostri, cade sempre in piedi. Forse perché tutti hanno un prezzo: anche chi crede di non essere in vendita. Se c'è una cosa interessante in questo film non è tanto l'incontrovertibile evidenza che il «cattivo» (complice anche la faccia da schiaffi di un ex american gigolo che invecchia bene assai) sia più affascinante dei «buoni»: quello capita nelle migliori famiglie. E in molte altre valide pellicole. Ma piuttosto che i «buoni», a ben guardare, se li passi sotto la lente di un critico cinismo, siano peggio del «cattivo». Un universo di conniventi, di complici, di vittime compiacenti: di silenziosi comprimari che, per tornaconto personale,  deviato senso di appartenenza o di gratitudine o semplicemente per difesa del proprio (invidiatissimo) status quo, scelgono consapevolmente di rifiutare la verità, preferendo tacere, non vedere e non sentire. Funziona così: e non solo sullo schermo. Che poi è lo specchio - o la cartina di tornasole - del nostro avido, mercificato e mortificante, presente. Cammina su un filo tirato sulle macerie morali del mondo, «La frode», seguendo, dall'origine alla fine, la via frastagliata e fragile della crepa: proprio lì, sul punto di rottura, dentro al sibilo prima della bomba. Costantemente sotto pressione, in bilico sul baratro, sul disastro: là, nell'istante che precede un crollo che più che economico  è prima di tutto morale, esistenziale.  Solido thriller finanziario, notturno, metropolitano, freddo e terminale in quei suoi blu notte, nell'acciaio, nel vetro e nel cemento che tengono insieme i grattacieli della Grande Mela, le torri del potere dove è più facile soffrire di vertigini, l'opera prima del 33enne Nicholas Jarecki racconta, con svolte basic e finale efficacemente brusco, di un magnate della finanza che se non vuole saltare per aria deve chiudere in fretta la cessione della sua società: ma mentre è in auto con l'amante il destino si mette in mezzo...
Nel sogno di onnipotenza dei patriarchi del dio dollaro che non sanno dire mi dispiace, un film che, alimentato dallo spettro della crisi (tra speculazioni selvagge, finanza «creativa» e contabilità doppie o triple), scava   tra i ricatti dell'oggi, seguendo nell'era dei Madoff più che dei Gekko gli equilibrismi capitalistici di un «eroe» anti etico a cui Richard Gere (con lui anche i credibili Susan Sarandon e Tim Roth e l'incerta - e mal doppiata - Laetitia Casta) presta occhi che sono fessure dove leggere l'ambiguità del mondo.
Giudizio: 3/5
SCHEDA
REGIA:  NICHOLAS JARECKI
SCENEGGIATURA:  NICHOLAS JARECKI
FOTOGRAFIA: YORICK LE SAUX
INTERPRETI:   RICHARD GERE, SUSAN SARANDON, TIM ROTH, BRIT MARLING, LAETITIA CASTA
GENERE:   THRILLER
Usa 2012, colore, 1 h e 47’
DOVE: THE SPACE BARILLA CENTER e THE SPACE CINECITY