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Liceo Bertolucci, in cattedra i "professori" dell'altruismo

18 marzo 2013, 00:00

Liceo Bertolucci, in cattedra i

Giorgia C. Facchinetti

Una lezione speciale, quella che si è tenuta ieri  mattina al liceo Bertolucci di via Toscana, una di quelle che non si apprendono sui libri, ma che possono salvare la vita degli altri.
«La cultura del dono»: questo il tema dell’incontro, organizzato dal liceo con la collaborazione di Adas, Avis, Aido, Admo e Adisco. «Il nostro intento è quello di trasmettere agli studenti delle classi quarte del nostro liceo l’importanza del dono come valore sociale e strumento di relazione - spiega il professor Lorenzo Cardarelli - e per far ciò abbiamo chiesto l’aiuto delle associazioni della nostra città».
A portare la propria testimonianza a una platea di studenti attenti e molto interessati, proprio i volontari delle varie associazioni, che hanno spiegato ai ragazzi le diverse modalità e possibilità di donazione: da quella più conosciuta di sangue, con Avis e Adas, alla donazione di midollo osseo con l'Admo, a quella degli organi con l'Aido e per finire la possibilità per le neo mamme di donare il proprio cordone ombelicale, ricco di cellule staminali, subito dopo il parto, con l'Adisco. 
Ma, come spiegato da Francesca di Adas, spesso il principale ostacolo alla donazione è l’indifferenza. «Si pensa che ci sia qualcun altro che può farlo al posto nostro, oppure la paura, soprattutto nel nostro caso, degli aghi o del sangue. Eppure, posso assicurarvi che una volta superati i primi timori, la soddisfazione che proverete sapendo di aver aiutato qualcun altro vi ricompenserà di tutto».
Il problema invece al quale va incontro Aido è di ben altra natura, vale a dire il mancato assenso. «Chi si trova in rianimazione non può decidere per sé, quindi spesso la decisione di donare o meno gli organi spetta ai familiari più stretti. Ma dei novemila pazienti in attesa di trapianto in Italia, solo tremila riescono ad arrivare all’operazione» è la triste confessione di Chiara di Aido.
Al di là del tipo di donazione, ad accomunare tutte le associazioni presenti, un unico elemento, la voglia di dare qualcosa di sé per aiutare gli altri, come raccontato da Andrea Trevisan di Admo: «Quando avevo la vostra età ho preso parte anche io a un incontro organizzato dalla mia scuola. Alla fine di quella mattinata, non sapendo quale associazione scegliere, optai per il “pacchetto completo”. Ma l’emozione più grande la provai quando proprio l’Admo mi contattò per dirmi che un ragazzo austriaco aveva bisogno del mio midollo osseo, l’unico risultato compatibile in tutto il mondo. Mi sentii fortunato perché proprio a me era stata data la possibilità di offrire a questo ragazzo una possibilità per farcela».
 Al termine dell’incontro ai ragazzi è stata data la possibilità di avere maggiori informazioni sulle singole associazioni grazie ai banchetti informativi allestiti all’interno dell’istituto. E c’è già chi ha le idee chiare come Beatrice Ferrari, 17 anni: «Mi ha colpita molto la spiegazione sulla donazione di midollo osseo e cordone ombelicale e mi piacerebbe iscrivermi una volta compiuti i diciotto anni». Le fa eco la coetanea Valentina Bizzoccoli, che ammette: «La donazione di midollo osseo è sicuramente una cosa che farò. Ma devo dire che anche quella degli organi ha suscitato il mio interesse. Credo che approfondirò tutti questi temi».