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Parma

Da spacciatore a sacerdote: la storia di don Roberto Dichiera

19 marzo 2013, 00:05

Da spacciatore a sacerdote: la storia di don Roberto Dichiera

 Da spacciatore a sacerdote. E’ la storia di don Roberto Dichiera, un trentottenne originario di Pisa, appartenente al movimento «Nuovi Orizzonti». Un giovane che prima distribuiva «pasticche» nei locali e ora impartisce la comunione. Nei giorni scorsi  don Dichiera ha portato la sua testimonianza ai giovani della parrocchia di San Paolo Apostolo durante un incontro molto partecipato, aperto a tutta la cittadinanza. «La mia storia è composta da tante tappe - ha esordito - a dodici anni ho provato la prima sigaretta, a quattordici i superalcolici nelle discoteche. Ai miei dicevo che andavo a fare un giro in paese con gli amici e invece andavo a sballarmi». Dopo la terza Media, Roberto non ha più voglia di studiare e si arrangia con qualche lavoretto, «giusto per tirar su due lire da spendere nel weekend». A diciassette anni le prime vacanze trasgressive in Riviera romagnola. «Era il 1991 - ha ricordato don Dichiera - eravamo a Riccione e la vacanza è stata un mix tra ragazze e spinelli».

Passa il tempo e le trasgressioni aumentano. «Volevo ballare continuamente - ha proseguito -  ballavo sui cubi e non mi fermavo mai. Con la maggiore età ho ottenuto ancora più libertà e facevo uso di diverse droghe (ecstasy, allucinogeni, cocaina), che io stesso vendevo all’interno delle discoteche». A diciannove anni don Roberto parte per il servizio militare, in Veneto, ma la situazione non migliora. «Avevo la mia «roba» anche in caserma -  ha spiegato - bastava farla sparire nella spazzatura quando arrivavano le ispezioni e poi ripescarla, e il gioco era fatto. Poi, il venerdì, si tornava a casa in permesso e partiva il lungo fine settimana in discoteca». «Stavo bruciando nell’inferno -  ha continuato don Roberto - quando un giorno il Signore ha mandato un angelo a salvarmi, un angelo con le sembianze di una meravigliosa ragazza, Manuela». Il sacerdote ha ripercorso ogni istante di quel fondamentale incontro. «Io ero con i miei commilitoni, lei con un paio di amiche – ha ricordato - Mora, bellissima, simpatica. Sentii subiti qualcosa dentro. Lei scese a Bologna, ma ci eravamo lasciati i rispettivi numeri di telefono, giurando che ci saremmo risentiti e magari rivisti». E così avviene. «Sacrificavo uno dei miei pazzi fine settimana ogni mese per andare a trovarla a Bologna - ha dichiarato - Sentivo che qualcosa in me stava cambiando: io, che ero sempre passato di ragazza in ragazza, mi stavo innamorando. All’inizio cercai di resistere, di restare quello che ero trascinando anche Manuela nel mio mondo fatto di sballo ed eccessi. Le raccontai tutto di me, le dissi che l’avrei fatta divertire. Ma c’era una forza strana in lei, qualcosa che mi diceva: “Roberto, non sarò io a seguire te. Semmai il contrario”». Il piano di Roberto infatti cambia. «La domenica - ha affermato - Manuela andava a messa, e questo succedeva anche quando andavo a dormire da lei a Bologna. Io non volevo fare quello che resta a letto a poltrire, così cominciai ad accompagnarla. Le prime volte restavo in fondo alla chiesa e pensavo: “Che noia”. Poi, con il passar dei mesi, presi a trascorrere quasi tutti i fine settimana da lei e la messa diventò una costante. Lo facevo per amore, certo, ma a poco a poco iniziai ad ascoltare l’omelia, a provare a schiudere le labbra nella preghiera: ma non me ne ricordavo una, era dai tempi della cresima che non dicevo un’Ave Maria». 

Don Roberto decide di confessarsi e ricevere la comunione. Da quel momento diventa un’altra persona. Niente più discoteca e soprattutto pasticche. «Stavo finalmente cominciando a capire che il Signore mi stava chiamando a sé - ha rimarcato - che nonostante avessi fatto tanto male nella mia vita, lui mi amava lo stesso. E voleva insegnarmi a mia volta ad amare». Nel 1996 don Roberto decide di diventare sacerdote. 
«Ormai sono dieci anni che vivo a Roma nella comunità «Nuovi Orizzonti» – ha concluso – e sono un sacerdote di strada, ossia mi spendo per evangelizzare le persone più lontane dalla fede. Vado nei centri sociali e nelle discoteche e promuovo una serie di iniziative per favorire l’ascolto delle persone. Sono felicissimo e, come me, lo sono anche i miei genitori».  L.M