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Quartieri-Frazioni

L'angelo dell'Aido: 86 anni splendidi e tanta passione

19 marzo 2013, 00:21

L'angelo dell'Aido: 86 anni splendidi e tanta passione

SAN LEONARDO
Chiara Pozzati

E’ nonna Pina, «ma non quella delle tagliatelle». E’ l’anima del volontariato. Un vulcano di idee, l’incrollabile impegno, una volontà ferrea e la giusta dose di simpatia sfacciata che le permette di aprire qualunque porta. E’ lei: Pina Lombardo, angelo di San Leonardo. Capace di prendere per mano i più piccoli e incantare i grandi, coinvolgere atleti, politici, anche i più scettici. Tutto per la sua Aido. Insospettabili 86 anni, è uno dei personaggi più amati del quartiere, ma di tutta la città. Per lei si sono spalancati i cancelli del carcere di via Burla, delle scuole, quelli del cuore. E oggi, dopo 26 anni di onorata carriera, lancia un appello alle nuove generazioni: «Abbiamo bisogno di voi giovani, per ricordare al mondo che donare gli organi significa regalare la vita». Il succo della sua esistenza è tutto qua: tra fotografie in bianco e nero e articoli di giornale che raccontano i traguardi di questa volontaria dalla scorza dura e il cuore gigante che è riuscita a violare il tabù dei tabù: parlare della morte per portare la vita. E’ stata lei a fondare il gruppo Aido Bruno-Longhi nel 1987, «allora non era ancora Aquila-Longhi – precisa – ma devo ringraziare tantissimo Corradone, attualmente al timone del circolo. In lui ho trovato un amico vero e un infaticabile compagno». Perché ha scelto l’Aido? «Ho vissuto il calvario di un’amica. Tina soffriva di un male che non lascia scampo e la lista d’attesa per il trapianto sembrava non finisse mai. Così, speravo che avvicinandomi a questo sodalizio sarei riuscita a offrirle una speranza in più. Purtroppo non ce l’ho fatta . Quando lei se n’è andata, ho capito il vero significato del mio compito. Essere parte di questo sodalizio vuol dire diffondere la cultura del dono per la vita». E’ riuscita a creare un ponte fra Parma e l’Altopiano di Pinè, fatto di gite ed esibizioni di cori e bande. Tutti ricordano le castagnate, le gare di pesca, i tortèi, le scorpacciate di torta fritta, salame e allegria: «era un modo per coinvolgere la città e spiegare ai parmigiani cos’è l’Aido». Ma Pina non si è accontentata di questo: è riuscita a entrare nelle scuole e in carcere per diffondere il suo messaggio. «Per fortuna non sono mai sola – dice con modestia – ho sempre i miei angeli: i dottori Capocasale, Mergoni, Stefanini, Lunardi che mi aiutano a spiegare il valore del trapianto». Cosa le manca? «Vorrei solo lasciare una traccia di me, un piccolo ricordo che possa essere utile alle future generazioni di volontari». Inutile dire che anche questo desiderio è stato esaudito.