Sei in Archivio

Spettacoli

Mè, Pèk e Barba: 10 anni di folk valgono la festa

18 marzo 2013, 21:29

Mè, Pèk e Barba: 10 anni di folk valgono la festa

Marina Fava

Sabato sera, in concomitanza con i festeggiamenti di San Patrizio patrono della verde terra irlandese, la band parmense dei Mé, Pék e Barba, insieme ad ospiti davvero d’eccezione, ha festeggiato sul palco del Fuori Orario i suoi dieci anni di attività «nu folk», tra sonorità celtiche e ripresa di melodie e leggende popolari tipiche della nostra terra.
Ad accompagnare la band della Bassa, in questo viaggio nel tempo, la maestria di Gigi Cavalli Cocchi (storico batterista di Ligabue, C.S.I,..), il virtuoso mandolinista Franco Giordani, collaboratore storico del cantore friulano Luigi Maieron, e la prorompente voce di Michela Ollari, indimenticabile cantante dei Terramare.
 Una serata ricca di sorprese, inaugurata dall’ingresso del mentalista fidentino Francesco Busani. La magia è una pratica antica e l’artista, con un abile gioco d’illusione davvero d’effetto, ha contribuito a creare un’atmosfera magica ed ancestrale. Subito dopo si sonno sprigionate dal palco le inconfondibili melodie folk dei Mé, Pék e Barba che con il «Treno del ‘900» hanno iniziato il viaggio nel tempo e nello spazio dei ricordi, partendo dalla «stazione» del Fuori Orario. Il percorso della band di Sandro Pezzarossa è iniziato dunque dieci anni fa dall’incontro di amici che, musicando le emozioni, le storie e le leggende, hanno dato vita ad un progetto «nu folk» che a tratti si avvicina alle sonorità dei Modena City Ramblers. Con quattro dischi all’attivo, innumerevoli live, premi e partecipazioni a scopo benefico, la band è sempre rimasta fedele a se stessa, alla terra dalla quale proviene e alla quale rende omaggio, brano dopo brano, con ironia ma anche con nostalgia e tenerezza.
Sono le storie raccontate dagli anziani del paese, quelle che si ascoltano migliaia di volte, senza che perdano mai il loro risvolto magico. Sono queste le leggende popolari e i racconti che interessano ai Mé, Pék e Barba. Così sul palco la band, insieme a Michela Ollari, ha riproposto soprattutto i brani tratti dall’ultimo disco «La scatola magica» e con «La madgona dal casal» ha narrato la storia di una delle tante guaritrici della nostra terra. Con «Tacabanda e Orsanti» ha raccontato la storia degli emigranti della Val Taro, costretti a vagare per il mondo in cerca di fortuna diventando girovaghi circensi.
Non sono mancati poi i brani storici della band nata a Roccabianca quali «La rosa e l’urtiga», «La festa di San Luppolo», le inconfondibili ballads irlandesi e l'inevitabile tributo ai Pogues. Il pubblico, davvero entusiasta, ha accompagnato danzando dal-
l’inizio alla fine del concerto e cantando i testi delle canzoni imparati a memoria. Poi, a sorpresa come in un gioco d’illusione, sono «apparsi» sui balconcini della sala concerti i trenta elementi della banda comunale «Giuseppe Verdi» di Busseto, diretti da Alessandra Tamborlani. Stavolta in repertorio non avevano il «Nabucco» o «La Traviata» ma i brani dei Mé, Pék e Barba che hanno accompagnato fino al brindisi finale, celebrando le mille e una storia raccontate da una band «tanta muzicäla da fär tutti un po' cantär».