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Parma

Bocchi dà addio a La Destra. E definisce Mussolini un "gigante del pensiero"

19 marzo 2013, 10:40

Bocchi dà addio a La Destra. E definisce Mussolini un

La lettera di dimissioni è indirizzata al segretario regionale de La Destra, Roberto Lodi. Una lettera lunga e dettagliata in cui Priamo Bocchi, L'ex candidato sindaco e ex candidato alla Camera, prende congedo dal partito e - di conseguenza - si dimette dall'incarico di reggente della Federazione Provinciale di Parma. Bocchi denuncia di non sentirsi più a suo agio in un partito "romano centrico e incapace di cogliere le sfide attuali".  E poi cita i "giganti del pensiero£ dell'area di destra: tra loro mette anche Mussolini.

Ecco la lettera di dimissioni in versione integrale.

"Caro Roberto,
ho avuto modo di leggere il resoconto del Comitato Centrale di sabato scorso il cui esito ritengo alquanto deludente. Oggi ho visto il comunicato di Adriano Tilgher, che in larga parte condivido, ed ho rafforzato la mia decisione di lasciare ufficialmente il partito e l'incarico di reggente della Federazione Provinciale de La Destra di Parma che mi avevi, con una fiducia per la quale ti ringrazio ancora, assegnato pochi mesi fa. Ho accettato tale investitura, nonché la candidatura alla Camera dei Deputati, con gratitudine ed ho affrontato la campagna elettorale con impegno, cercando di superare e vincere quella delusione e “stanchezza” che, insieme a tanti altri negli ultimi tempi, avvertivo. In fondo c'era una ultima disperata battaglia davanti e a me, a noi, i disertori non sono mai piaciuti. L'ho fatto insomma, oltre che per la stima umana nei tuoi confronti, per  quello spirito di servizio che ci ha sempre contraddistinto: per noi la bontà della causa è sempre venuta  prima dei destini personali. Alla fine è andata male, anzi malissimo, e anche se il successo non è l'unità di misura di una causa giusta, non si può ignorare o sottovalutare la bocciatura elettorale.
Tante sarebbero le considerazioni da fare ora ma non voglio annoiare nessuno; so che sei perfettamente a conoscenza della profonda delusione dei tanti (anzi dei pochi) nostri militanti, così come della dirigenza locale, della nostra cronica pochezza di mezzi, uomini, strumenti e classe dirigente. Un partito troppo “ciociaro”, romano centrico e che alla fine non si è rivelato all'altezza della sfida ambiziosa che tutti noi coraggiosamente lanciammo con Storace nel 2007: quella di raccogliere il testimone della Destra Sociale e Nazionale Italiana e di tentarne la ricostruzione, dopo che qualcuno la volle sciaguratamente liquidare, distruggere, finanche rinnegare. Sono sicuro che ci saranno altri e più degni animatori del dibattito intestino che si sta aprendo riguardo al futuro di questa nostra destra italiana e non voglio qui dilungarmi troppo.

Di sicuro, per quanto mi riguarda, gli ideali e la visione del mondo che mi appartiene e la cui difesa e promozione mi hanno sempre guidato in questi anni di attività politica, non sono e non saranno mai in discussione: ad essi ho cercato di rimanere coerentemente e ostinatamente fedele fin da quando, ragazzo, mi iscrissi al FdG nel 1985. In tutti questi anni mi sono sempre tenuto stretto il privilegio di dire ciò che pensavo, di fare ciò in cui credevo, di scegliere ciò che la coscienza mi indicava come giusto, e non quello che la convenienza mi suggeriva come più opportuno. Con la stessa libertà di giudizio dico che oggi i miei, nostri, immortali ideali meritano nuovi soggetti in grado di declinarli, coniugarli e rinnovarli con maggiore serietà, modernità, competenza, lungimiranza e credibilità; di certo essi necessitano di nuove, più solide, fresche e vigorose  gambe sulle quali possano camminare, correre o almeno stare in piedi. Vedere i nostri principi affermati, o comunque degnamente rappresentati e difesi, è sempre stata l'unica cosa che mi sia mai interessata. Ho sognato e continuo testardamente a sognare una Destra politica proiettata nel futuro e che fosse all'altezza del suo passato, dei suoi martiri e di quelli che, a diverso grado e titolo, ritengo essere i nostri giganti del pensiero della nostra area. Mi vengono in mente, li cito così a caso correndo il rischio di mischiare capra e cavoli,  Almirante, Romualdi, Rauti, Accame, Veneziani, La Rochelle, Mussolini, D'Annunzio, Spengler, Celine, Evola, Junger, Weil, Nietzsche, Longanesi.
Ti rinnovo il mio saluto e la mia sincera stima, caro Roberto, augurandomi di averti ancora al mio fianco in nuove, e speriamo vincenti, battaglie sul “fronte” che ci siamo scelti per la vita e che, sono sicuro, neanche tu diserterai mai: non quello di una parte, di una fazione, ma quello, più nobile e impegnativo, della nostra amata e adorabile Patria (a noi piace scriverla così, con la lettera maiuscola), l'Italia. Priamo Bocchi