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Economia

Fassino stacca la spina a Iren

19 marzo 2013, 17:49

Un paradosso reso possibile (e vantaggioso) dal decreto spending review.
E c'è chi paventa rapporti tesi con gli altri soci anche per il forte indebitamento
Il Comune di Torino spegne l’interruttore a Iren.
Dal 1° marzo Palazzo Civico non compra più l’energia elettrica dalla multiservizi di cui è proprietario per una quota di poco superiore al 24% e con la quale ha contratto negli anni un debito superiore ai 300 milioni di euro, abbattuto di circa la metà in occasione della cessione dell’80% dell’inceneritore del Gerbido. La notizia clamorosa è rimbalzata in rete da LaPresse, autrice di un report dettagliato, confermato anche dal Comune. Il nuovo fornitore è Gala Spa, società privata naturalmente in concorrenza con Iren.
Il paradosso, come spiega LaPresse, nasce dal decreto legge 95/2012, meglio noto come spending review. Convertito e modificato con la legge 7 agosto 2012 n. 135, all'articolo 1 comma 7, prevede “specifici obblighi per le amministrazioni pubbliche, compresi gli enti locali, relativamente alla fornitura di alcune categorie merceologiche, tra le quali energia elettrica, gas, carburanti”.
In particolare si stabilisce che per tali generi “gli enti siano tenuti, in alternativa a procedure di evidenza pubblica direttamente gestite, ad approvvigionarsi attraverso gli strumenti messi a disposizione di Consip S.p.A e delle centrali di committenza regionali”.
Consip è una società per azioni del ministero dell'Economia e delle Finanze, che ne è l'azionista unico, che punta alla “razionalizzazione della spesa pubblica per beni e servizi, attraverso l'utilizzo di tecnologie informatiche e di modalità innovative per gli acquisti”.
Il Comune di Torino in applicazione alla spending review “ha aderito, con efficacia a partire dal 1 marzo 2013, alla convenzione per la fornitura di energia elettrica stipulata dalla Società di committenza regionale del Piemonte con la società Gala, alle condizioni tutte da essa previste”.
Solo a febbraio Iren chiese un prestito da 100 milioni di euro alla Cassa depositi e prestiti per realizzare il piano industriale 2013-2015, che prevede di rafforzare gli impianti di distribuzione di luce e gas. Soldi pubblici, chiesti da una società a maggioranza pubblica i cui asset sono stati in larga parte furono pagati dai contribuenti, quando le società di distribuzione di elettricità erano comunali. Poi venne l'epoca delle multiutility e della quotazione in Borsa con relativi crolli di valore dei titoli. Ora con la spending review società come Iren vengono private dei loro clienti più importanti, i Comuni stessi da cui erano nate. I cittadini non ne vengono informati, né possono avvalersi degli eventuali benefici, non potendo godere delle stesse condizioni.
Iren rimarrà, invece, fornitore del Comune di Torino per quanto riguarda il gas e il teleriscaldamento. Alla base di questa decisione, secondo indiscrezioni, ci sarebbe anche la non disponibilità di Iren ad accettare nuovi ritardi nei pagamenti, con conseguente accumulo di debiti, come già capitato finora, mentre i nuovi fornitori potrebbero dimostrarsi meno intransigenti. Inoltre c’è chi parla di un raffreddamento dei rapporti tra il Comune e la sua multiutility (e in particolare con gli altri soci), dopo le condizioni di sfavore imposte per l’acquisizione di Trm.

Sono passati
1023 giorni dalla richiesta del piano economico finanziario dell'inceneritore
317 giorni dalla data prevista di accensione dell'inceneritore di Parma
302 giorni dal voto amministrativo che ha fatto vincere il no all'inceneritore
 

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