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Provincia-Emilia

Lucchi in mutande contro la Tares: "Se il governo vuole altri soldi ci metta la faccia"

19 marzo 2013, 14:46

Lucchi in mutande contro la Tares:

«Venerdì 22 marzo, alle 11,30, sarò in Piazza del Quirinale IN MUTANDE CON LA FASCIA TRICOLORE». Lo scrive il sindaco di Berceto Luigi Lucchi, in un documento che annuncia la sua protesta contro la Tares e contro la scarsità di risorse che lo Stato lascia ai Comuni. Da qui la decisione di protestare in mutande.
Scrive il sindaco Lucchi nel documento intitolato «Un sindaco in mutande»:

«Una scena triste, un momento triste, un’immagine triste che dovrebbe far emergere, anche in modo figurato, la situazione in cui si trovano oggi gli amministratori pubblici che vogliono assolvere il compito dettato dalla Costituzione: difendere e tutelare i propri concittadini.
È anche la dimostrazione del fallimento della politica, della rottura dei rapporti tra le esigenze del territorio e il Governo centrale visto
che non si può trovare e non si trova uno “straccio” d’interlocutore che un tempo era rappresentato dai deputati e senatori eletti nella
Provincia e che oggi sono nominati, dai segretari di partito, e non bisognosi del consenso dei cittadini.
C’è questa nuova tassa, la Tares (che sostituirà la Tarsu e la Tia), i cui effetti, per molti, saranno ben più gravi, per motivi economici, dell’IMU. Una tassa apparentemente comunale che, dovrebbe assolvere il compito di remunerare il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti, e invece è un’altra odiosa tassa statale che il Governo neppure ha il coraggio di rivendicare come propria continuando questa “buffonata” anticostituzionale di usare i Sindaci come gabellieri ed aguzzini dei propri amministrati.
Questa mia protesta nasce dopo aver scritto al Presidente della Repubblica, il 18 febbraio, e non aver ricevuto risposta (ovviamente, senza spirito polemico, il Presidente, soprattutto ora, ha ben altre preoccupazioni). I motivi sono di principio visto che la Costituzione attribuisce ai Comuni il compito di organizzare, come ritengono opportuno, i propri servizi e non possono esserci ingerenze, dall’alto, per applicare tabelle e regolamenti che non tengono conto della realtà locale. Le tasse comunali, poi, debbono servire proprio per garantire i servizi alla comunità e non possono essere scippate dal Governo, dallo Stato, per altre finalità. Il Governo, insomma, dovrebbe avere il coraggio di metterci la sua faccia se vuole altri soldi dai cittadini e non nascondersi dietro ai Sindaci.
C’è poi un motivo pratico e drammatico, soprattutto per la montagna: gli aumenti che derivano dall’applicazione della Tares porteranno alla chiusura di molti esercizi commerciali, che al momento vivacchiano economicamente, ma svolgono una grande funzione sociale come può svolgere un bar, un’osteria, un negozio in una frazione abitata, in inverno, da persone prevalentemente anziane. Per amministrare, soprattutto oggi, serve molta tenacia, passione, ma anche ottimismo. Sono sempre ottimista e fiducioso e non mi piace il catastrofismo che non porta da nessuna parte, ma ho ben chiaro che questa nuova tassa, con gli spropositati aumenti, diventerà la goccia che farà traboccare il vaso per molti operatori della montagna che abbasseranno, definitivamente, la saracinesca del loro esercizio commerciale aumentando la desolazione e la disoccupazione. Non sarà sufficiente, per questa battaglia per la sopravvivenza, l’aver imbastito questa pietosa scena, di un Sindaco in mutande, ma spero che almeno squarci questo muro di silenzio e connivenza di quanti a parole dicono e promettono cose e poi, nella pratica, con Leggi, regolamenti, decreti anticostituzionali, fanno e continuano a fare esattamente l’opposto perché ignorano la realtà».