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Parma

Rizzolatti alle origini del linguaggio

19 marzo 2013, 21:35

Rizzolatti alle origini del linguaggio

Enrico Gotti

E' una pagina della scienza scritta a Parma e Giacomo Rizzolatti la racconta con una naturalezza straordinaria. È la storia di un gruppo di ricercatori che continua a stupire il mondo, con le sue scoperte sui neuroni specchio.
Rizzolatti ieri mattina era ospite nell’aula K3 di via Kennedy, invitato dall’associazione Student Office, per un confronto a più voci sui misteri e sulle origini del linguaggio, assieme ad Andrea Moro, linguista allievo di Noam Chomsky, e al filosofo Michele Di Francesco. L’idea di far dialogare neuroscienza, linguistica e filosofia è stata degli studenti: «E' nata preparando l’esame di linguistica, del professore Davide Astori, che ci ha aiutato nell’organizzazione. - spiega Guido Lorenzetti -. Quello di cui noi studenti abbiamo più bisogno è la curiosità, è il fare domande e cercare risposte».
Ecco allora, il cuore della domanda: come è nato il linguaggio, che ci differenzia da tutti gli altri animali? «Per spiegare l’origine del linguaggio ci sono due grandi ipotesi - dice Rizzolatti -: studiosi, psicologi, psicofisici amano pensare che il linguaggio abbia una continuità evolutiva con le grida degli animali, in altre parole: noi parliamo, il cane abbaia, il gatto miagola e così via. In realtà c’è un’idea opposta: il primo a formularla è stato il filosofo Condillac, il quale disse che il linguaggio nasce dai gesti e che la parola era un’acquisizione successiva».
Il gruppo di ricerca parmigiano ha scoperto, con esperimenti scientifici, che quando osserviamo un gesto, si attivano i neuroni specchio e si attiva anche l’area del linguaggio del cervello. «Quando abbiamo visto questi risultati abbiamo pensato che dovevamo difendere l’idea gestuale dell’origine del linguaggio; è talmente ovvia, che talvolta mi stupisco la gente possa pensare ci sia un’altra ipotesi - continua il neuroscienziato -. L’anatomia ci dice che nell’uomo il linguaggio è determinato in aree del cervello diverse da quelle degli animali. In secondo luogo negli animali il linguaggio è legato alle emozioni, noi parliamo anche quando non siamo emozionati».
Questo spiegherebbe l’origini della comunicazione umana, ma ci sono ancora molti misteri da sciogliere su come il cervello umano riesca a decifrare sintassi e parole, come spiega il linguista Andrea Moro, docente della scuola superiore universitaria Iuss di Pavia: «Studiare il linguaggio è come contemplare il cielo di notte: le costellazioni non esistono, esistono le stelle, siamo noi che costruiamo le costellazioni - ha detto Moro -: il linguaggio umano è infinito e creativo, non può essere spiegato come semplice impatto del mondo sulla persona». Mentre Michele Di Francesco, filosofo, professore dell’università San Raffaele di Milano, ha parlato del linguaggio dal punto di vista filosofico, con riflessioni sul concetto di «mente estesa» e sulle nuove tecnologie, che sono sempre meno strumenti e sempre più parte dell’apparato mentale. 

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