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Provincia-Emilia

Unioni di Comuni: la Regione divide il Parmense in 5 ambiti

20 marzo 2013, 09:44

Unioni di Comuni: la Regione divide il Parmense in 5 ambiti

Chiara Cacciani
Il puzzle del Parmense è stato composto. Titolo: le Unioni di Comuni. Pezzi: cinque. Cinque come gli ambiti definiti - senza possibilità di tornare sui propri passi -  lunedì sera dalla Regione in tema di riordino territoriale. E i risvolti sono notevoli. 
A partire dal concetto cristallizzato che chi esce (o resta fuori: perchè ci sono anche casi di addii già consumati) non riceverà un euro di finanziamento da Bologna. Un incentivo   psico-finanziario a fare  economie di scala su cui dovranno riflettere dalla Bassa all'Appennino: dai battaglieri Berceto, Corniglio e Torrile ai già transfughi Medesano  e Sissa.     
 Le cinque aree - Gli ambiti ottimali sono stati individuati nelle Terre Verdiane (Sissa di nuovo inclusa), nell'Unione  Bassa Est comprensiva di Torrile, nel quintetto dell'Unione Pedemontana, negli otto Comuni della Comunità montana Est, e nella Comunità montana ovest in formazione a sedici. Con Berceto, dunque, e anche con Medesano. Di fatto sono gli ambiti dei distretti sanitari del parmense.
 Bocciature eccellenti -Poche regole (principali) ma chiare. Le Unioni di Comuni sono possibili solo all'interno di questi ambiti, ed una sola per macroarea. Questo significa, nel concreto, bocciature eccellenti. La prima a tornare nell'ombra dopo aver intravisto la luce è la proposta di delibera presentata da Langhirano per unirsi ai soli Lesignano e Calestano. Così come non potrà avere futuro l'ipotesi di alleanza tra Fornovo, Medesano e Solignano, già approvata dai rispettivi consigli comunali.

Tu esci, io non pago - La palla passa poi a quegli enti che volevano ballare da soli: Berceto, che a tema ha anche organizzato il referendum comunale; Corniglio, che ha ribadito più volte di non voler essere legato ai colleghi della Comunità Est; Torrile, che ha sempre rifiutato l'ipotesi unione. Su queste ipotesi la Regione è «sibillina»: liberi di uscire, per carità, ma rinunciando di fatto ai finanziamenti regionali. E qualcuno a questo punto potrebbe ripensarci e rinunciare a un po' di durezza e purezza.

Fusioni, missione possibile  -Non c'è invece un limite alle fusioni di Comuni all'interno delle Unioni. E questo perchè le fusioni produrrebbero risparmi ma anche più garanzia di servizi. Attualmente la fusione in fase più avanzata è quella tra Sissa e Trecasali, mentre sono state ventilate più o meno recentemente quelle tra Polesine e Zibello e tra Monchio e Palanzano.

Le matasse Sissa e Medesano Uno dei casi più curiosi è a questo punto quello di Sissa: la fusione con Trecasali è a quasi un passo dall'essere realtà, ma Sissa nel gennaio 2012 ha deciso l'uscita dalle Terre Verdiane. E ora dovrebbe rientrare. Anche Medesano aveva dato addio alla Comunità montana Ovest e progettava un futuro a tre. Ma ora le decisioni prese a Bologna potrebbero farla rientrare nella casa a 16 alloggi. Anche perchè alle Unioni di Comuni sarebbero destinate in futuro le competenze ora in capo alle Province e difficilmente un Comune- chiave come Medesano vorrà rinunciare ad avere un ruolo importante nella sua area

 Il caso Langhirano-Lesignano - Non rientrerà solo l'ipotesi di Unione Langhirano-Lesignanio-Calestano, ma bisognerà rimediare anche su un fronte già attivo: la gestione delle polizia municipale in forma associata tra Langhirano e Lesignano. Il gemellaggio tra divise è stato inaugurato due anni fa e ha ricevuto il finanziamento della Regione. Ma ora la direttiva regionale indica una gestione a associata a 8 (o a 7, in assenza di Corniglio), pena una «multa» consistente. il mancato arrivo della terza annualità.