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Parma

Anna Maria Dall'Argine, la fedele custode delle tradizioni parmigiane

22 marzo 2013, 12:27

Anna Maria Dall'Argine, la fedele custode delle tradizioni parmigiane

 Lorenzo Sartorio

Lei, le violette, le conosce bene perchè, essendo nata  in via Italo Pizzi, quei prati che ancor oggi costeggiano la Cittadella, in primavera, si coloravano  di viola. E mai più Anna Maria Dall’Argine avrebbe pensato che  sarebbe divenuta la presidente di un sodalizio che ha fatto del timido fiore dei campi, il proprio simbolo di parmigianità unitamente al Battistero: la «Famìja Pramzàna». Maestra elementare, Anna Maria, ha insegnato in numerose scuole del territorio e della città ultimando  la sua carriera alla «Pilo Albertelli».  Ma sono i ricordi  della sua giovinezza all’ombra della fortezza farnesiana  che destano ancora in lei grandi emozioni nel ricordo degli amici che risiedevano  in quell'oasi verde, allora quasi campagna : Giorgio Greci,  i giornalisti Giorgio Torelli, Luca Goldoni e Nicchio Montan, l’attore Gian Carlo Ilari, Maria Luisa Sozzi, i medici Lucio Levi e Rolando Borrini. Una bella squadra di giovani che aveva trovato un punto di aggregazione nella parrocchia saveriana del «Sacro Cuore» dove Anna, grazie a punti di riferimento  come Ugo Trombi,  iniziò ad amare il teatro e la musica. Parmigiana, dunque, « di qua dal torrente» ma con una mamma oltretorrentina doc di borgo delle Grazie, una nonna  materna di strada Bixio e uno zio, « Pirén», che  fece le famose barricate di Parma.  Giovane attrice  del Centro universitario teatrale,  diretto dall’indimenticato fratello Mario, fu notata dal «guru» della compagnia dialettale della «Famìja» Luigi Frigeri che la volle nella sua squadra. E, da lì, ebbe inizio il percorso di Anna Maria  in quel sodalizio parmigiano  che, allora, aveva la propria sede in strada Duomo. Una stima profonda per Ubaldo Grassi «uno dei più carismatici  presidenti della Famìja», Anna Maria Dall’Argine,  ricorda con grande commozione anche altri «mostri sacri» dell’associazione  come l'estroso  Orazio Campanini, mitico direttore del «Pónt äd Méz» e  Fulvio Ferrari dotto e raffinato presidente  della «Famìja» anni Settanta. Già, la «Famìja Pramzana», sodalizio nato in una primavera dell’immediato dopoguerra  in un «sacrario» di parmigianità come il mitico locale di «Pepén» in borgo Sant'Ambrogio.  Antonio Guerci raccontò  la nascita  della «Famìja»  con simpatici  versi dialettali: «.. ‘Na sira äd farvär dal '47 dal cór äd poch pramzàn è nasù la Famìja Pramzàna. L’é nasuda spontaneamént cme ‘na vióla che nisón à semnè e ch’l’à zbòcia ala prìmma carèssa tèvvda dal sol d’avril...». I «magnifici 13» che quella storica sera  del febbraio 1947 diedero vita al sodalizio parmigiano furono: Gino Preti, Elvezio Valli, Mario De Marchi, Giulio Clerici, Italo Clerici, Pepén Clerici, Adolfo Caleffi, Alberto Rampini, Ugo Riccò, Ninetto Favalesi, Annibale Terzi e Giorgio Vanoni. Tutti uomini nessuna donna. Ad infrangere il tabù dell’assenza di  presenze femminili nel direttivo  della «Famìja», è stata proprio Anna Maria Dall’Argine, la prima donna a fare ingresso, negli anni ottanta, nel «maschilista» consesso dirigenziale del sodalizio.  Da qual momento, Anna Maria, decide di creare una «quota rosa» con alcune amiche che si rilevano preziosissime come Giovanna Magnani, già vice presidente  ed ora solerte segretaria e Franca Marconi «Rezdóra» della «Famìja» ed «anima» del «Cestén äd Nadäl», l’iniziativa benefica che, da sempre, il sodalizio di Porta San Francesco organizza a favore dei meno fortunati. Gli «amarcord», in parecchi anni di militanza,  sono tanti come quello  del compianto Luigi Frigeri che ebbe a fianco per vent'anni sulle scene,  gli «Dsèvod» Romano Arpiani, Ubaldo Grassi, Francesco Sciacco, Alberto Bardiani ed ora il bravo Maurizio Trapelli. La presidente della «Famìja» è ben conscia che i momenti non sono dei più favorevoli per l’associazionismo ma non demorde ed elenca le «perle» della «Famìja» come il recente CD di Michele Pertusi e Sebastiano Rolli impreziosito dalla grafica di Willy Tedeschi, il culto per il dialetto grazie agli apporti di Anna Berta e Peppino Spaggiari, ma in modo particolare del vice presidente vicario Giorgio Capelli, la fattiva collaborazione con «Parma Nostra», il settore culturale curato da Paolo Briganti e Mirella Cenni. «Infine  il nostro vanto, la “Scarpètta dòra”, che assegniamo per la ricorrenza di S. Ilario». Parola di Anna Maria Dall’Argine, presidente di quell'associazione «nasùda 'na sira äd farvär dal '47».