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La "settima meraviglia" di Mini si chiama Paceman

22 marzo 2013, 18:50

La

 Lorenzo Centenari

Mini Paceman, e fanno sette. Tante quanti i modelli nei quali ormai il marchio Mini si rifrange. Chissà, a questo punto, quale futura sorpresa cuoce ora nelle fucine di Oxford, trascurando che in realtà la «portabandiera» britannica (questa la traduzione del suo nome proprio) prende forma - come la sorella Countryman - nel sito Magna Steyr di Graz, in Austria. 
Ecco il primo dilemma: quale grado di parentela lega la Paceman, in uscita oggi in tutte le concessionarie del mondo in contemporanea, con la collega di trazione integrale, dimensioni e altezza da terra che combaciano? Del proprio «sports activity coupé» il costruttore ci tiene a difenderne l’identità, ma è dopotutto nella variante a tre porte della più anziana e servizievole «compatriota» che la settima Mini-meraviglia passerà agli annali del popolo.
In effetti è una Countryman la sezione di autotelaio che corre dalla calandra al montante anteriore: le portiere sono invece allungate, mentre l’inclinazione del tettuccio (in tinta con la carrozzeria o a contrasto) converge verso la linea di cintura.  Inediti, infine, l’orientamento orizzontale del gruppi ottici posteriori e la scritta sul portellone del nome modello per esteso. Con l’esoscheletro che insomma richiama il magico mondo Mini in un battibaleno, saliamo a bordo: gli alzacristalli elettrici passano dalla consolle centrale ai poggiabraccio dell’interno porta, per il resto è come montare su una Countryman.
 Lo stesso non dicasi per la seconda fila, dall’accesso tutto sommato agevole ma dall’abitabilità rigorosamente per due, non di più.  Divide i passeggeri una graziosa «rotaia», non a caso battezzata Center Rail (unita a quella anteriore, oppure spezzata), sul quale far scorrere a piacimento portaocchiali, porta bevande, supporto cellulare e altri optional dei quali la Mini boutique è super fornita. 
Il bagagliaio? Con 330 litri e una soglia di carico perfettamente piatta, non sfigura.  E il doppiofondo è una trovata degna del genio che ispira ogni lancio di prodotto dello storico marchio inglese, 2,5 milioni di unità vendute dal 2001, 301.500 nel solo 2012. 
Mini «tira» perfino nel derelitto mercato italiano (16.700 immatricolazioni), ed è principalmente ad adulti e disinvolti artisti metropolitani che la Paceman rivolge la propria campagna pubblicitaria. Design e «way of life» le ragioni per preferirla a una vettura convenzionale: ma dalla crescita del baricentro, il classico «go-kart feeling» di Mini Hatch, Cabrio e Coupé non esce affatto sacrificato.
La fascia di prezzo è a sua volta in linea con la gamma ed esclude i «poveri»: si oscilla dai 24.500 euro della Cooper da 122 Cv ai 31.500 euro per i 143 Cv e la trazione 4x4 All4 della Cooper SD a gasolio. Al debutto, sulla scala della potenza vince in realtà la Cooper S (184 Cv, 28.950 euro), che in estate cederà tuttavia lo scettro alla stratosferica John Cooper Works (37.150 euro) da 218 Cv.  È un’auto sfacciatamente «superflua», la Paceman, ma che a ben guardare, a parità di (scarso) senso pratico, è assai più economica di altre gettonatissime coupé «sui trampoli» come Bmw X6 o Range Rover Evoque.

L’identikit
 
DIMENSIONI 
lunghezza 4109 mm, larghezza 1786, altezza 1518, passo 2596
 
CAPACITÀ BAGAGLIAIO 
330/1080 litri
 
 
MOTORI
1.6 (122 Cv/160 Nm e 184 Cv/260 Nm) benzina. 1.6 (112 Cv/270 Nm), 2.0 (143 Cv/305 Nm) turbodiesel
 
 
PRESTAZIONI 
vel. max. 217 km/h. 0-100 km/h in 7,5 sec. (Cooper S)
 
 
CONSUMI 
4,4 l/100 km. Emissioni CO2 115 g/km (Cooper D)
 
 
PREZZI 
da 24.500 euro (Cooper) a 31.500 euro (Cooper SD All4)
 
In vendita da oggi
 

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