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Arte-Cultura

Le parole delle opere del Cigno

23 marzo 2013, 18:33

Le parole delle opere del Cigno

 

Gian Paolo Minardi
Tra le prime sortite dell’anno verdiano, questo piccolo volume si impone subito con una sua penetrante autorevolezza, smentita solo in apparenza dalla «brevità» - parola d’ordine per Verdi – e dal tratto «understatement» della proposta, quel «programma di sala» il cui senso si illumina però non appena si entri nel filtratissimo gioco intessuto dall’autore, che è uno dei più acuti studiosi di discipline comparate, tra letteratura, teatro, musica.
E appunto proprio il tramite della comparazione è lo stimolo acceso in questo ampio viaggio attraverso l’intera opera verdiana, intesa come un «unicum», una grande opera in ventisei capitoli sviluppatasi in oltre mezzo secolo di cui, ecco il singolare, il volumetto si propone come «programma di sala».
Intarsio prezioso quello che Paduano realizza tra l’esposizione della trama di ogni opera e la conseguente riflessione, per il modo con cui i due versanti si integrano: poche pagine per ogni lavoro che distillano una sintesi illuminante, nel condurre il lettore entro i recessi dell’officina melodrammatica dove parola e musica si fondono in una nuova entità, regolata da un codice che impone un diverso atteggiamento rispetto ai due ingredienti; quei libretti, croce e delizia di molti osservatori, la cui valutazione autonoma, dice Paduano, è impropria; e così pure per la musica se non la si rilegga attraverso una lente più complessa che nel plasmare il costrutto drammaturgico nella sua funzionalità ne esplori il movente più oscuro, emozionale, ossia sveli i «paradigmi rilevanti della condizione umana».
Su questo terreno si muove il comparatista, lo sguardo allargato sul fondale della tradizione culturale europea, da Shakespeare a Hugo, e sul conseguente travaglio librettistico che consente a Verdi di rivivere le valenze umane con una più pregnante circolarità rispetto al segno della fonte originale. Un «intreccio di fedeltà e innovazione» che Paduano registra con avvincente acutezza nel cogliere le divergenze: esemplare il confronto con la diabolica Lady di cui Verdi radicalizza l’opposizione «tra la volontà di potenza e gli abissi oscuri dell’inconscio».
Tutto Verdi - Edt, pag. 164, 12,50