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Quando i giovani decidono di scendere in politica

23 marzo 2013, 23:23

Quando i giovani decidono di scendere in politica

 Beppe Facchini

Si organizzano volantinaggi, banchetti e incontri di discussione coi coetanei, magari in orario da aperitivo, per essere più informali. 
Poi si cerca di dialogare coi «grandi» su università, lavoro, diritti e trasparenza e, quando va bene, si riesce anche ad ottenere qualche  carica all’interno del partito. 
Da destra a sinistra, è così che si svolge l’attività politica nei movimenti giovanili. Ma in un periodo in cui regna la richiesta di «rottamazione», quanti sono i gruppo attivi a Parma? E quanto sono ascoltati dai rispettivi partiti?  
 «In tutta la provincia siamo 160 tesserati, metà solo nel capoluogo»: con questi numeri sembrerebbero i Giovani Democratici la componente più cospicua, almeno stando alle parole del segretario provinciale Alessandro Stefanini, compiaciuto perché «all’interno del Patito democratico  facciamo sentire la nostra voce negli organi dirigenti, tanto da avere sempre più giovani segretari di circolo». 
Di parere un po’ discorde, però, è  Carlotta Pontrelli, per la quale «spesso, si è trattati con sufficienza» o come semplice «strumento di marketing politico per le campagne elettorali. Abbiamo bisogno di più fiducia».
Diversa è la situazione nel Carroccio, dove, secondo Luca Ablondi, coordinatore provinciale dei Giovani Padani, «dopo gli scandali del partito nazionale, il nostro contributo è sempre più richiesto. In tutto siamo una trentina - ha aggiunto - ma rispetto a qualche anno fa riusciamo a coinvolgere meno ragazzi: adesso è di moda il Movimento 5 Stelle». 
 Situazione difficile anche alla Giovane Italia, movimento del Popolo della libertà  (un centinaio di aderenti nel parmense) dal quale, conferma Cristiano Calori, membro del coordinamento provinciale, in molti si sono allontanati, «avvicinandosi anche a Casapound. Comunque, dopo il congresso dello scorso anno - ha proseguito - abbiamo quattro rappresentati nel direttivo e anche per questo il segretario Paolo Buzzi ci tiene molto in considerazione».
I «vecchi» dirigenti hanno
 un ruolo fondamentale anche per i Giovani dell’Udc, «una decina alle riunioni mensili» secondo il portavoce Francesco Motta: «Matteo Agoletti e l’ex parlamentare Mauro Libè so-
no sempre al nostro fianco. Iniziative? Per ora poche, perché, dopo il risultato elettorale, siamo in piena fase di riorganizzazione».
 Lo stesso imperativo vige in casa Idv   dove la componente giovanile, stando alle parole del referente Andrea Casale, «costituiva la metà del partito».
 Per i dipietristi il futuro è incerto, «ma siamo un gruppo unito - ha sottolineato - e siamo disposti ad andare avanti. Magari con un nome diverso, ma sempre con gli stessi ideali».
Su una «forte autonomia decisionale» si basa invece il lavoro dei Giovani Comunisti, una quarantina in provincia stando al coordinatore Mario Amadei, per il quale «c’è comunque un rapporto di assoluta collaborazione col partito». 
Infine, l’unica forza politica senza giovanile, è proprio quella che ha costretto le altre ad una seria riflessione dopo il voto nazionale. 
«Alle nostre riunioni - spiega Andrea De Lorenzi, 21enne consigliere comunale del M5S - partecipano già molti ragazzi e le proposte che ci riguardano vengono valutate come tutte le altre. Un gruppo a parte? Non ci serve».
 

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