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Provincia-Emilia

Unione o fusione, i cittadini in coro: "L'importante è abbattere le spese"

23 marzo 2013, 22:29

Chiara De Carli
Il nuovo riordino territoriale crea un po' di confusione tra i cittadini che faticano a distinguere tra unioni, fusioni e ambiti ottimali. Torrile è l’unico Comune di medie dimensioni della Bassa ad essere attualmente fuori dalle unioni, nonostante l’attivazione di diverse convenzioni con gli enti limitrofi e il capoluogo ed entro il 2014 l’amministrazione dovrà decidere se entrare nell’Unione Bassa Est, unica possibilità prevista dopo la definizione degli ambiti territoriali, o no, rinunciando in questo caso ai contributi regionali. Una scelta che il sindaco Andrea Rizzoli farà dopo aver consultato i cittadini, come ha affermato dopo la delibera della giunta regionale che individua come ambito ottimale il territorio dei Comuni di Colorno, Mezzani, Sorbolo e Torrile. Ma i torrilesi come immaginano il futuro del territorio sotto questo aspetto? Cosimo Albano, quarantenne di Vicomero, se potesse scegliere opterebbe per una fusione con un altro Comune: «Non mi interessa avere il municipio e il sindaco. Avendo un ente unico credo che si potrebbero risparmiare parecchi soldi».
Meno figure istituzionali e uffici anche per Gianmaria Zammarchi, titolare del bar di Rivarolo: «Penso che la migliore soluzione possibile sia quella della fusione, magari mantenendo sul territorio alcuni presidi per i servizi principali. Avere sindaci, assessori e uffici per Comuni piccoli mi sembra antieconomico: un solo ente per un territorio più ampio abbatterebbe i costi».
Di parere diverso Gianni Brozzi, 70 anni e residente a Torrile: «Secondo me bisogna fare l’Unione: i Comuni restano per preservare le tradizioni locali ma si abbattono le spese. Bisogna, però, che si amministri bene e nell’interesse di tutta la collettività».
Sostenitore dell’Unione anche Michele Da Riva, 39enne sanpolese: «Io sono per l’entrata in Unione, una soluzione che permette la pluralità di visione e un’economia di scala. La prima cosa da fare è aumentare il controllo sul territorio per dare più sicurezza ai cittadini e ci si può riuscire solo unendo le forze». Più incerto Mauro Frigeri, 49 anni di San Polo, che ritiene siano «cose da discutere in assemblee pubbliche dove potrebbero uscire idee diverse». Anche Andrea Davoli, edicolante di San Polo, è indeciso su quale possa essere la soluzione migliore. «Non sono in grado di valutare se sia meglio l’unione o la fusione, se sia preferibile un sindaco che decide per tutti o diversi sindaci che discutono sulle cose da fare. Certo è che se esistono Comuni da 20-30 mila abitanti non vedo quale sia la problematica nel fondere i Comuni fino ad arrivare a quella quota – dice -. Meno gente c'è da pagare e meglio è e, se proprio bisogna mantenere tutti, sarebbe bene pensare ad un’estensione dell’orario degli uffici: la gente che lavora fa fatica ad andare in Comune quando serve».
Infine è scettico su tutte le soluzioni Luigi Isola, 65enne di Rivarolo: «La mia esperienza di vita mi ha insegnato che lo Stato tende comunque ad aumentare la spesa e a fare scelte per cui il risparmio è solo apparente per cui non credo che la soluzione sia né nelle unioni né nelle fusioni».