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Provincia-Emilia

Genitori, figli e insegnanti insieme per battere il bullismo a Fontanellato e Fontevivo

24 marzo 2013, 18:16

 Chiara De Carli

Genitori, insegnanti e studenti di terza media dell’Istituto comprensivo di Fontanellato e Fontevivo si sono ritrovati tutti insieme, in una sorta di moderna agorà, nella sala polivalente della «Ghiacciaia» per la conclusione del progetto «Bullis-no» ideato da Elisa Guareschi, laureata in Scienze criminologiche per la sicurezza e agente scelto di polizia municipale dell’Unione Terre Verdiane, e dall’ispettore Andrea Volpi, comandante del Distretto. 
Il percorso, pensato per contrastare il crescente fenomeno del bullismo, è iniziato a metà febbraio ed è stato organizzato con diversi momenti di dialogo e confronto che hanno visto il supporto esperto della criminologa Francesca Mussati e della pedagogista Giovanna Mazzieri. 
In prima battuta, ad essere coinvolti sono stati i ragazzi, guidati verso una presa di coscienza dell’esistenza del fenomeno ed incentivati ad agire efficacemente nei confronti dei bulli, delle vittime e degli osservatori. In parallelo è stato portato avanti un lavoro con gli insegnanti, a cui sono stati forniti gli strumenti utili a riconoscere le situazioni a rischio. I ragazzi sono stati fatti confrontare con i docenti per condividere le conclusioni raggiunte durante gli incontri ed elaborare una strategia comportamentale omogenea. 
«L'esperienza è stata positiva e abbiamo visto nei ragazzi una particolare attenzione al problema» ha commentato Volpi. «I ragazzi hanno partecipato attivamente e gli insegnanti hanno collaborato e direi che il confronto è stato costruttivo - ha affermato la Guareschi -. Questo era un progetto pilota e, visti i risultati, verrà riproposto l’anno prossimo. Anche per noi è stato un percorso interessante: il metterci nella prospettiva dei ragazzi e vivere con i loro occhi le emozioni che nascono dai conflitti ha aiutato anche noi ad approfondire il problema. I ragazzi vedono il bullismo come qualcosa che li fa soffrire e, per questo, fanno fatica a farlo emergere». 
Dagli incontri è emerso un profondo gap tra quello che i genitori sanno e quello che i ragazzi vivono, come ha confermato Francesca Mussati: «Per gli adulti sono dinamiche che vengono liquidate spesso con “queste cose c'erano anche quando andavo a scuola io” mentre per i ragazzi sono drammi enormi che diventano centrali nella loro vita. Per gli studenti vedere che gli adulti si interessano è molto importante. Oggi, rispetto al passato, ci sono anche nuove forme di vessazione che incidono in modo particolare». 
Le fragilità dei ragazzi e l’atteggiamento delle famiglie sono i punti che maggiormente determinano il quadro in cui il bullismo va a «far male». In quest’ottica il progetto si è concluso con un incontro che ha coinvolto anche le famiglie e a cui Giovanna Mazzieri ha portato anche la sua esperienza di insegnante: «Non esistono scuole che non siano toccate dal bullismo - ha affermato la docente-. Adesso c'è una maggiore sensibilità rispetto al passato: se prima il bullismo veniva attribuito a situazioni di disagio economico e sociale, oggi i bulli sono per la maggior parte appartenenti a famiglie benestanti e di classe sociale elevata. In questo scenario, il comportamento da bullo si attribuisce oggi a carenze di cure materne o di affetto fin dalla prima infanzia mentre il vittimismo dipende da un’iperprotettività da parte della famiglia. Infine la scuola e le famiglie dovrebbero collaborare e lavorare insieme cercando di capire, dai comportamenti, se nel ragazzo si nasconde un bullo o una vittima».