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Parma

Vilma, eseguita l'autopsia: attesa per i risultati

24 marzo 2013, 17:19

Vilma, eseguita l'autopsia: attesa per i risultati

 Vilma Untalan è morta sotto i ferri mentre in sala operatoria i medici cercavano di salvarla praticandole un'isterectomia, ovvero l'asportazione radicale dell'utero, nell'estremo tentativo di arrestare la gravissima emorragia che era seguita al parto. Del particolare si è appreso solo ieri. E sempre ieri è stata eseguita l'autopsia sul corpo della 35enne filippina deceduta mercoledì nel reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale Maggiore. A eseguire l'esame autoptico è stato Lorenzo Marinelli, medico legale di Ferrara nominato dal pm Giuseppe Amara, alla presenza del consulente designato dagli indagati, Sabino Pelosi, medico legale a Modena. Marinelli avrà ora due mesi di tempo per depositare l'esito dell'autopsia. Nel frattempo, le parti potranno nominare propri consulenti (uno è già stato scelto da alcuni degli indagati, si tratta di Giuseppe Battagliarin, ginecologo di Rimini) affinché possano fornire le loro valutazioni ai consulenti tecnici della procura, in vista della stesura di quella perizia collegiale che dovrà ricostruire cosa è successo mercoledì in ostetricia e cosa abbia determinato la morte della sfortunata mamma, che il giorno prima era entrata in ospedale in perfette condizioni di salute.

Ciò che al momento è certo è che la morte è avvenuta per emorragia post partum. A causarla, secondo quanto emerso finora, sarebbe stata un'atonia uterina, ovvero la mancata contrazione, subito dopo il parto, delle pareti dell'utero e dei relativi vasi sanguigni, con conseguente copiosa fuoriuscita di sangue. L'atonia uterina è dovuta in genere a parti in cui nascono gemelli o comunque bambini di grosse dimensioni, circostanza che indebolisce l'utero impedendogli di contrarsi come dovrebbe: e nel caso di Vilma la bambina nata quella notte pesava circa quattro chili ed era in effetti piuttosto grossa. L'emorragia, dunque, nonostante tutti gli interventi posti in essere dai medici per cercare di bloccare il flusso di sangue, sarebbe continuata fino a determinare la morte della paziente per anemia e arresto cardiocircolatorio.
«I medici e gli altri operatori sanitari che erano in turno quella notte hanno fatto tutto quello che era in loro potere e hanno seguito tutti gli step assistenziali previsti in un caso come questo», precisa Paolo Moretti, l'avvocato che difende otto dei nove indagati nell'inchiesta per omicidio colposo aperta dalla procura della Repubblica (il nono indagato è assistito dall'avvocato Alessandro Sivelli di Modena). Ma, soprattutto, il legale tiene a evidenziare che la 35enne «non è mai stata lasciata senza vigilanza e senza assistenza sanitaria» e che «è stata assiduamente seguita dall'inizio alla fine». E, riferendosi ai propri assistiti, aggiunge: «Sono tutti estremamente dispiaciuti, ma anche convinti di aver fatto ciascuno tutto ciò che era nelle proprie possibilità». Dunque, sostiene il legale, anche nelle tre ore circa in cui - dopo il parto - Vilma è rimasta in osservazione in un letto, non le è mai mancato il supporto medico di cui aveva bisogno. Proprio quel periodo di tempo intercorso fra il parto e l'ingresso in sala operatoria è invece al centro dei dubbi dei legali dei familiari della 35enne, secondo i quali l'intervento chirurgico avrebbe dovuto essere tentato molto prima, e non dopo tre ore di emorragia.
Tutte circostanze sulle quali saranno ora i consulenti nominati dalla procura e dalle parti a dover esprimere un giudizio, sulla base delle risultanze dell'autopsia e di ciò che risulta dalla cartella clinica della donna.