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Il vino

"Sensofwine un successo. Ripetiamolo tutti gli anni"

25 marzo 2013, 12:30

 Luca Pelagatti

Fra sommelier,  addetti ai lavori  e appassionati è famoso per avere ideato una formula scientifica  che «battezza» il  vino migliore. Ma incrociato faccia a faccia  il critico, editore e consulente Luca Maroni ha tutt'altro che la flemma  asettica dello scienziato. Anzi.  Che quando  parla di vignaioli, prodotti tipici e tradizioni si accalora. E nominando Parma addirittura si entusiasma. 
 «Il cibo è la massima espressione della cultura di un popolo - sentenzia.- E Parma deve diventare la capitale di questo mondo». Detto da qui, dai saloni austeri del Palazzo del Governatore sembra evidente. E vedendo così  tanta gente che col bicchiere in mano degusta, assaggia e sorride addirittura ovvio. «Quello che abbiamo fatto in questi giorni con l'evento Sensofwine è stato proprio tentare di  fare aprire gli occhi a tutti. Focalizzando l'attenzione sul fatto che l'agroalimentare è alla base della ricchezza di questo territorio che non ha uguali». 
E   una volta tanto su questo sono stati tutti d'accordo. «Erano anni che volevo realizzare questo evento a Parma ma in passato non ho mai trovato  disponibilità. Questa volta invece ciascuno ha dato il proprio contributo, dalle Amministrazioni alle associazioni di categoria, dai consorzi a tanti altri partner. Uniti nel nome del bere bene». E ora, a evento concluso, è facile dire che è stata una scelta vincente. 
«I numeri lo testimoniano: sabato abbiamo avuto più di 500 visitatori, ieri ancora di più. Il Regio venerdi sera era pieno - continua Maroni. -  La riprova che si può e si deve fare». E soprattutto che si può fare di più. Cominciando magari a sognare in grande: «Sensofwine a Parma deve diventare un appuntamento fisso. Se a Torino arrivano centinaia di migliaia di persone attirate dal  Salone del Gusto non si capisce perchè Parma non possa attrarre gente per un evento di alto livello  dedicato al vino e al cibo». Materie queste su cui  il territorio ha sicuramente qualcosa da dire Meglio: da insegnare. 
«Diciamo la realtà: non esiste al mondo un luogo, una città con tante eccellenze. Vogliamo citare il prosciutto, il formaggio, la pasta, i salumi e ora anche i vini? Quello che è mancato finora è stata la capacità di vendere queste ricchezze. La città è restata come  seduta su uno scrigno di tesori. Condannandolo a restare chiuso». 
Un'immagine apparentemente  poetica che però, per due giorni nel palazzo del Governatore, è  apparsa tutt'altro che fuori luogo. Anche solo basandosi sui profumi e i sapori a disposizione. 
 «La grande recente crescita dei vini dei colli è un altro esempio. L'uva da queste parti è sempre stata buona. Quello che mancava era l'uomo, la volontà dell'individuo di estrarne il meglio. Alcuni poi hanno iniziato a crederci, facendo salire il livello. Io credo che tra quindici anni ci saranno altri produttori di eccellenza.  E il vero salto di qualità sarà quando tutti i prodotti, compreso il parmigiano e il prosciutto, avranno una etichetta che identifichi immediatamente i produttori, li presenti direttamente ai consumatori e li faccia riconoscere». Un intervento di marketing? Non solo. 
Maroni che ha iniziato ad occuparsi di vino nel 1987 con il grande Gino Veronelli rispetta troppo quello che sta nella bottiglia per farsi abbindolare dall'etichetta. Ma come tutti gli innamorati pensa sognando a lungo termine. 
 «La città deve attirare turisti e appassionati da tutto il mondo: ne ha le potenzialità. La possibilità di venire in questa terra e incontrare chi produce prodotti straordinari  può essere il traino per una crescita anche economica. Qui ci sono trecentottantatre produttori di parmigiano e centosessanta di prosciutto: io vorrei conoscerli uno per uno. E questo vale anche per migliaia di persone di ogni parte del mondo. Parma deve essere la capitale dell'enogastronomia anche per questo». 

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