Sei in Archivio

Parma

Caso Croci: la Camera penale contro Laguardia

25 marzo 2013, 22:44

Caso Croci: la Camera penale contro Laguardia

«Siamo convinti che la gente queste cose sia ben in grado di capirle e accettarle, se qualcuno gliele spiega correttamente, parlando ovviamente alla loro testa e non alla loro pancia». Così il direttivo della Camera penale di Parma risponde alle parole con cui il procuratore della Repubblica Gerardo Laguardia aveva commentato la concessione degli arresti domiciliari a Enrico Croci, il 48enne di Varano Melegari condannato per l'omicidio della 24enne etiope Gouesh Woldemichael Gebrehiwot, avvenuto nel 2011.
«Non credo che sia una cosa che l'opinione pubblica potrà comprendere. Ma purtroppo la legge lo consente», aveva detto Laguardia, riferendosi al fatto che dopo due anni di carcere, l'omicida reo confesso potrà tornare alla propria casa, come stabilito dalla sentenza di appello, che riducendo di tre anni la pena rispetto al primo grado, ha anche ritenuto che la sua pericolosità sociale si sia notevolmente attenuata e che non ci sia il rischio di reiterazione del reato.
«Che a un imputato, come tutti gli imputati presunto innocente fino a sentenza definitiva di condanna (sia pur se asseritamente reo confesso), giudicato non più pericoloso dalla Corte d’appello, dopo 2 anni di galera venga consentito non di ritornare in libertà, ma di rimanere chiuso tra le quattro mura di casa in attesa che il processo faccia eventualmente il suo ultimo tratto di percorso, ossia il grado di Cassazione, pare invero cosa, in  una società moderna e civile, tutt’altro che incomprensibile», scrive la Camera penale di Parma.
E l'organismo che riunisce gli avvocati penalisti della città ricorda anche che Croci, «se e quando la sua condanna diverrà definitiva, verrà condotto in prigione per espiare la pena irrogatagli, cosa che in ipotesi potrà avvenire nell’arco di qualche settimana, se non verrà proposto ricorso per cassazione, ovvero ragionevolmente nel giro di un anno, se del giudizio verrà altresì investita la Suprema corte. Questo è ciò che un ordinamento civile e moderno, ed in primo luogo la nostra Carta costituzionale, fortunatamente prevede. Fa allora specie leggere che il procuratore della Repubblica, ossia il soggetto cui istituzionalmente compete di vigilare sulla corretta osservanza della legge, affermi che ciò è, “purtroppo”, quel che la stessa consente».