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Spettacoli

I paperoni del rock sono emiliani

25 marzo 2013, 22:05

I paperoni del rock sono emiliani

Margherita Portelli
La «Paperopoli» del diritto d’autore si trova in Emilia. Stando ad un articolo firmato da Massimo Sideri e pubblicato qualche settimana fa sul «Corriere della Sera», infatti, gli storici cantautori nati e cresciuti fra Bologna, Modena e Reggio Emilia non solo «dominano» i vertici delle classifiche da tempi immemori, ma ogni anno si portano a casa cifre esorbitanti dalla Siae (Società italiana degli autori ed editori ), legate al successo di alcuni intramontabili classici della canzone italiana.
Se stupisce che la «medaglia d’oro» del diritto d’autore non sia «al collo» di un cantautore, bensì di un autore televisivo come Michele Guardì (autore e regista di programmi come Uno Mattina, per anni  «il comitato»  de I fatti vostri), incuriosisce il fatto che, immediatamente dietro, si piazzino quasi esclusivamente artisti a noi molto vicini a livello di provenienza geografica, come Ligabue, Vasco, Zucchero e Guccini.
Smascherando quello che per anni è stato uno dei «segreti» meglio custoditi del sistema culturale e musicale italiano, il giornalista del Corriere ha suscitato non poche reazioni, legate soprattutto agli zeri delle cifre che questi artisti si assicurano ogni anno.
Due milioni di euro puliti per Michele Guardì; 1 milione e 600 mila euro per Vasco Rossi e Luciano Ligabue (che anche in questo caso si rincorrono); sopra il milione di euro anche  Zucchero Fornaciari, mentre intorno ai sei zeri si «ferma»  Ennio Morricone.
Non sono pochi nemmeno quelli che superano il mezzo milione di euro: Pino Donaggio  (800 mila), Lorenzo Jovanotti (750 mila), Biagio Antonacci  (700 mila), Claudio Baglioni, Francesco De Gregori, Gianna Nannini  ed Eros Ramazzotti  (circa 500 mila).
A 300 mila euro si «piazza» il cantautore che ha firmato immortali capolavori della canzone italiana come «La locomotiva» e «Dio è morto», il grande Francesco Guccini.
In tutto sono 146 gli artisti che si spartiscono i 40 milioni di euro della Siae, soldi, questi, legati ai soli diritti d’autore, cui vanno aggiunti gli introiti legati a vendite di dischi, biglietti di concerti, merchandising, sponsor e via di questo passo.
Qualche «maligno» potrebbe sentenziare che «piove sempre sul bagnato», mentre altri, molto più poeticamente, direbbero «senti che fuori piove, senti che bel rumore». La differenza, a quanto pare, vale milioni di euro.

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