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Economia

Il commercio estero perde colpi: - 5,7% a febbraio

25 marzo 2013, 13:41

Le esportazioni verso i Paesi fuori dall’Unione europea a febbraio segnano una caduta del 5,7% rispetto a gennaio. Lo rileva l’Istat, registrando una significativa diminuzione anche per le importazioni (-3,4%). Su base annua le vendite all’estero risultano ancora positive, pure se in rallentamento (+2,1%), mentre gli acquisti segnano un crollo del 12,4%.
La diminuzione congiunturale dell’export, spiega l’Istat, è diffusa a tutti i principali raggruppamenti di beni, ad esclusione dell’energia (+23,4%). Dal lato dell’import la flessione interessa i più rilevanti comparti, a eccezione dei beni di consumo durevoli (+0,6%). Il calo è particolarmente marcato per i beni strumentali (- 9,1%).
Analizzando i saldi, il surplus commerciale con i Paesi extra Ue è a febbraio pari a 704 milioni di euro (nel mese di febbraio del 2012 si era invece rilevato un deficit di 1,49 miliardi).
Guardando alla direzione dei flussi commerciali, i mercati più dinamici alle esportazioni sono Russia (+16,0%), Paesi Opec (+14,3%) e Giappone (+7,5%). Invece le vendite di beni verso i Paesi Eda, ovvero le economie dinamiche del Sud Est asiatico (-11,0%) e la Cina (- 9,2%) sono in marcata flessione. La diminuzione delle importazioni è particolarmente sostenuta per i flussi provenienti da Mercosurd, cioè Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay (-35,5%) e Stati Uniti (-22,1%). In aumento risultano gli acquisti da Turchia (+12,8%) e Russia (+8,2%).

GLI IMPRENDITORI: "I PAESI EXTRA-UE RESTANO UN'AREA DI RIFERIMENTO". Assocamerestero commenta i dati ed evidenzia che comunque l’area extra-Ue resta essenziale per le imprese italiane. «Il dato di febbraio - afferma Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero - poteva in qualche modo essere atteso, vista la crescita ininterrotta di questi ultimi mesi sui mercati extra Ue. Nonostante la battuta di arresto, i Paesi dell’Area rappresentano sempre più un’Area di riferimento per le imprese italiane, arrivando ad assorbire oltre il 46% dell’export, quota in crescita di oltre quattro punti percentuali solo nell’ultimo anno».

 

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