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Arte-Cultura

Donna, icona senza tempo

26 marzo 2013, 19:51

Donna, icona senza tempo

Manuela Bartolotti

E’una donna inquieta che incarna lo stato d’animo di un’epoca priva di punti fermi, sbilanciata e ambigua, quella Jacqueline Huntin amata e ritratta da Picasso, ora straordinariamente esposta a Palazzo Magnani di Reggio Emilia (fino al 1° aprile) per l’iniziativa «Arte in agenda». Presentata il giorno della Festa della Donna, la «Femme sur un fauteuil» (1962) neanche a farlo apposta indossa un abito con piccoli tocchi gialli come fiori di mimosa a richiamare il vivace nastro tra i capelli. E’ questa l’eco solare, espressionista di Van Gogh che Picasso sempre - anche sommessamente – lasciò insinuarsi tra le sue pennellate. Mentre il fondo vibra nell’ombra rugginosa di cupo color sangue dell’immancabile Velàzquez.Il grande rivoluzionario del XX secolo trova nell’energia cromatica le citazioni espressive dei maestri così che amplifichino la destrutturazione della figura, la rottura dell’ordine spaziale e temporale. Ecco quindi l’ombra, la metà di volto bistrata e appariscente, la Lilith che sgrana l’occhio abbagliata da uno stupore senza fine, trascendente. Dentro a Jacqueline – e forse ad ogni donna – c’è un mistero antichissimo che l’ingenua metà di luce altrimenti non lascerebbe trasparire. Nella moglie tante volte ritratta, qui emerge, grazie alla spazialità cubista, l’atemporalità di una divinità egizia, l’icona dell’eterno femminino. Non è più solo l’omaggio ad una sola donna, ma l’incarnazione di un sentimento più vasto, universale. Il segno marcato, incisivo dice la volontà di presa dolente su una realtà che non ha più punti di riferimento, è vacillante, come già intuito dagli espressionisti. Allora lo scheletro prospettico si spezza, le linee di fuga s’accartocciano in un vuoto senza attracchi, essendo deflagrate tutte le certezze, mentre i piani della visione si moltiplicano nel prisma riflettente del cubismo. La bellezza è la consapevolezza di questo accordo assordante tra interno ed esterno, tra luce e ombra, tra giallo e nero. La quiete è solo apparente. Quanti interrogativi ci può muovere dentro quell’occhio spalancato di Jacqueline? E’ un solo quadro, ma può bastare per avere l’idea di un genio a 40 anni dalla morte e a 20 anni dall'ultima esposizione di quest’opera che esce dalla Collezione Barilla di Arte Moderna. E’ un’occasione anche per meglio comprendere l’arte contemporanea, con la conferenza del noto critico Francesco Bonami svoltasi giovedì scorso, h. 18,45 nell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Il titolo è «Fortezza Picasso: perché nessuno l’ha mai conquistata». Il quadro lascia intuire una risposta e certo conferma come Picasso abbia scoperto e svelato, con l’audacia dei grandi, l’altra faccia della luna. Della donna. Della realtà.
 

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