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"Il mio Erasmus a Cipro tra code e proteste"

27 marzo 2013, 18:25

Enrico Gotti
Le file ai bancomat, le proteste in piazza, le attese, le speranze e la rabbia verso Bruxelles: la crisi economica europea vista dall’isola Cipro, ultimo avamposto in oriente dell'Unione. L’accordo per il salvataggio è arrivato nella notte di ieri, dopo 12 ore di negoziato. Ma il clima continua a essere di sfiducia.
A raccontarlo è un parmigiano che lo respira dal vivo.  «Gli abitanti del posto pensano che sia una sorta di complotto dell’Unione europea per rubare soldi a Cipro - spiega Filippo Rivellini, studente di Economia e Management, impegnato in un  Erasmus a Nicosia dal 23 gennaio al 31 maggio -. La nostra referente del progetto Erasmus, nei giorni prima dell’accordo, ha scritto sul gruppo di Facebook: l’Europa ci sta invadendo, non tramite armi, ma è comunque un'invasione, stanno cercando di approfittarsi dei problemi economici di Cipro. Ci chiede di non dimenticare mai quest’isola stupenda e dice: questa non è l’Europa che volevamo».
 «Qui sono tutti molto preoccupati - prosegue lo studente parmigiano -. Molti negozi non accettano pagamenti con il bancomat. Ci sono altri studenti Erasmus spagnoli che vivono in centro e sono andati a protestare anche loro contro le banche, pensando che dopo Cipro toccherà alla Spagna. Ne abbiamo parlato anche un po’ in classe con un professore di Finanza e lui crede che la colpa sia di chi ha governato negli ultimi anni».
 Per molti giorni ritirare soldi dai bancomat è stata un’impresa. «Molti sportelli sono fuori servizio, magari per due giorni. Dove abitiamo noi ce ne sono solo due nel raggio di tre chilometri. Se sono fuori servizio dobbiamo prendere il bus e andare a ritirare in centro, con  15 minuti di viaggio».
«Sono stato davanti al Parlamento, nella sera in cui dovevano decidere se restare o meno nell’Unione europea, perché avere una tassazione così alta porterebbe tutti i russi a ritirare i soldi dalle banche del paese e ciò per Cipro sarebbe una perdita notevole  – spiega Filippo -. Oltre a non sentirsi più parte dell'Unione europea, gli abitanti si sentono anche in qualche modo abbandonati dalla Grecia; perché Cipro due anni fa aveva aiutato economicamente la Grecia e ora lei non sta facendo altrettanto».
«A protestare - prosegue lo studente - ci saranno state 200 persone. Se la stessa cosa fosse accaduta in Spagna o in altri paesi, molte di più sarebbero scese in piazza. Oltre alle bandiere di Cipro ce n'erano anche alcune russe». Molti pensano che Cipro sia stata abbandonata e pensano all’uscita dall’euro, nonostante le possibili conseguenze negative. «Perché l’Unione europea ha sostanzialmente imposto a Cipro i prelievi forzosi, e poteva forse fare in un altro modo – spiega Filippo, sottolineando come la situazione dell'Italia presenti numerose analogie –. Da noi c’è il Fiscal compact, che ci impone di tagliare il debito pubblico di 45 miliardi di euro all’anno. Quindi, parlando da non informato, mi sembra che in realtà non ci sia assolutamente una politica di aiuto come dovrebbe esserci, dato che facciamo tutti parte della Ue. Questo approccio restrittivo e rigido porterà a solo più tagli». 
 

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