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Parma

L'inceneritore finisce in Parlamento. I senatori M5S: "Diseconomico e superato"

27 marzo 2013, 12:12

L'inceneritore finisce in Parlamento. I senatori M5S:

Potrebbe saltare l'acquisizione del 49% di Iren Ambiente da parte del fondo F2i, controllato dalla Cassa depositi e prestiti. Secondo una lettera firmata dall'amministratore delegato di F2i Vito Gamberale, pubblicata dal "Fatto quotidiano", dopo le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l'inceneritore, il fondo vuole tutelarsi da eventuali rischi e sospende l'operazione.

L'assessore all'Ambiente Gabriele Folli aveva annunciato questa mattina (mercoledì) che il Comune avrebbe chiesto un'interrogazione parlamentare: «Dopo aver letto che anche un investitore istituzionale è preoccupato e fa marcia indietro dopo aver rilevato i possibili sviluppi dell'inchiesta della magistratura sull'inceneritore, chiederemo un'interrogazione parlamentare. Essendo coinvolta anche la Cassa depositi e prestiti, pensiamo che la vicenda debba essere affrontata a livello nazionale».

E l'interrogazione parlamentare è arrivata nel giro di poche ore. L'inceneritore di Parma «è diseconomico e superato». Così tutti i 53 senatori del M5S hanno presentato un’interrogazione parlamentare «dopo l'annuncio di ritiro da parte di F2i che teme il sequestro o la demolizione dell’impianto a causa delle inchieste in corso». Primi firmatari sono i senatori emiliani, piemontesi e liguri (Maria Mussini, Michela Montevecchi, Elisa Bulgarelli, Adele Gambaro, Marco Scibona, Alberto Airola, Carlo Martelli, Cristina De Pietro), ovvero delle tre regioni che ospitano gli Enti locali proprietari di Iren, la multiutility che ha costruito l'impianto e sta ultimando le prove per l’accensione.

 Tra l’altro, nell’interrogazione a risposta scritta, il M5S definisce gli «investimenti diseconomici come quello dell’ inceneritore di Parma, non in linea con la risoluzione di indirizzo del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 che vieta l'incenerimento di tutti i rifiuti riciclabili e compostabili dal 2020». E chiede al governo «se a carico di Iren Spa, il cui piano finanziario prevede di fare pagare oltre 160
euro/tonnellata per lo smaltimento tramite incenerimento a fronte di sistemi alternativi molto più economici e sostenibili dal punto di vista ambientale, non si configuri un forte danno erariale potenziale e un aggravio ingiustificato di costi a carico dell’utenza interessata».