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Economia

Pac, l'agricoltore europeo farà i conti con il mercato

28 marzo 2013, 00:00

Pac, l'agricoltore europeo farà i conti con il mercato

 Lorenzo Centenari

Strategia «Europa 2020», crescita ma anche sacrifici. Da un meccanismo sussidio-centrico, si passa a un sistema dove vincitori e vinti li decreta il mercato. Da un settennio (2007-2013) che ha visto il settore primario guidato e supportato dalla politica a un altro (2014-2020), quindi, che imporrà all’agricoltore europeo di rispolverare i panni dell’imprenditore.
 Anticipa il corso del comparto uno studio del dipartimento di Economia dell’Università di Parma, Filippo Arfini e Roberto Gigante i curatori. Lo crede anche Tiberio Rabboni, assessore all’Agricoltura Regione Emilia Romagna: «Occorrerà mettere a frutto tutti gli strumenti economici possibili – afferma Rabboni – per colmare col mercato la contrazione dei contributi pubblici». Proprio di Pac e di nuovi modelli produttivi si è discusso ieri a Palazzo Soragna in un convegno promosso dalla Provincia di Parma e ospitato dall’Unione Parmense degli Industriali. 
«Premesse promettenti», commenta il direttore dell’Upi Cesare Azzali in apertura dei lavori, «ma che andranno coltivate da una maggiore partecipazione». Mentre è il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, ieri in veste di moderatore, a ricordare «la postazione di trincea che l’agricoltura, autentica piattaforma di lancio dell’industria agroalimentare anche parmense, ricopre». Pagamenti diretti come remunerazione per la produzione di beni pubblici; orientamento alle misure del mercato per la competitività delle imprese e l’irrobustimento della componente agricola della filiera; rafforzamento della capacità di reazione alle sfide ambientali; difesa e valorizzazione, infine, delle peculiarità che le agricolture di ogni Stato membro racchiude per natura. 
Giunta alla sua quinta riforma, la Pac punta in alto ma le risorse - si evince dal Quadro finanziario pluriennale - sono in calo. A prezzi costanti 2011, come riporta la relazione di Alessandra Pesce dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria (Inea), la somma che l’Unione Europea destina complessivamente al «I pilastro» della futura Politica Agricola Comunitaria ammonterà a 277.851 milioni di euro, il 17,5% in meno rispetto al 2007-2013. Di questi, a Roma arriveranno 26.985 milioni di aiuti diretti: contrazione del massimale nazionale pari all’8%, in compenso crescono i fondi per lo sviluppo rurale (10.429 milioni), il cosiddetto «II pilastro» che in chiave comunitaria scende invece a quota 84.936 milioni. 
«Il disaccoppiamento degli aiuti – illustra Arfini - e il carattere regionalizzato che essi assumeranno, pur estendendo le superfici ammesse ai contributi a tutta la Sau regionale, sfoceranno in realtà in una riduzione degli stanziamenti complessivi per singolo ettaro. Favoriti inoltre i territori montani a scapito della pianura». 
Arfini lancia poi un monito: «Bisogna introdurre velocemente strumenti regolativi del mercato, di organizzazione delle filiere e tutela delle produzioni di qualità in aree svantaggiate che consentano di programmare la produzione, gestire le oscillazioni dei prezzi e migliorare le relazioni con il mercato sono necessità assolute. Urgente anche l’applicazione di strumenti innovativi di finanziamento degli investimenti strutturali nelle aziende agricole, che sopperiscano alla riduzione di liquidità».