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Arte-Cultura

Sindone, nuovo studio: il telo risale al tempo e ai luoghi di Gesù

28 marzo 2013, 00:03

Sindone, nuovo studio: il telo risale al tempo e ai luoghi di Gesù

 La Sindone di Torino è un telo che ha avvolto un uomo, morto in croce, trafitto nella parte destra del costato, precedentemente percosso e flagellato, e incoronato con un copricapo di spine. La tradizione cattolica ritiene che questo telo abbia avvolto Gesù Cristo.

 Tanti sono gli studi scientifici che hanno analizzato, scandagliato, radiografato questo telo di lino. L’ultima ricerca in ordine di arrivo è illustrata nel libro «Il mistero della Sindone» (Rizzoli, pag. 231, 18 euro), da ieri nelle librerie, scritto da Giulio Fanti, docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova, e dal vaticanista Saverio Gaeta, caporedattore di Famiglia Cristiana.
Il volume è frutto di un lavoro decennale che arriva alla conclusione che quel misterioso lino può essere davvero il lenzuolo sepolcrale di Cristo. O almeno di un uomo morto nella stessa identica maniera raccontata dai Vangeli, in quegli stessi anni e nello stesso luogo, Gerusalemme.
Punto di partenza dello studio è la dimostrazione che la datazione al carbonio 14, eseguita nel 1988, che faceva risalire al Medioevo l’epoca di realizzazione del tessuto, «è stata inficiata da clamorosi errori metodologici». In particolare il professor Fanti ha proposto nuove tecniche di datazione dei tessuti, realizzando anche una macchina per prove di trazione in grado di valutare fibre estremamente piccole. Anche la polvere che è rimasta sulla superficie risulta, da questa ricerca multidisciplinare, compatibile con quella tipica del suolo di Gerusalemme.
Se Giovanni Paolo II affermava che «reliquia lo è certamente», bisogna ricordare, dice il cardinal Josè Saraiva Martins, Prefetto emerito della Congregazione delle cause dei Santi, che «la Chiesa non si è pronunciata ufficialmente sul telo di Torino». Quindi resta la libertà di credere o non credere. 
«Non c'è via di mezzo» – rileva ancora il card. Saraiva nella postfazione al libro -, o si tratta dell’opera di «un genio» o del «testimone muto», come lo chiamava Wojtyla, «del mistero più importante per il credente: la risurrezione».r. c.
 
Il mistero della Sindone - Rizzoli, pag. 231,18,00

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