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Parma

Commissione su Public Money, Consiglio infuocato De Lorenzi attacca, Buzzi minaccia querele. Manno contro il Pd per la presidenza

28 marzo 2013, 15:02

Commissione su Public Money, Consiglio infuocato De Lorenzi attacca, Buzzi minaccia querele. Manno contro il Pd per la presidenza

La commissione d'indagine su Public Money nasce fra mille polemiche, dopo un Consiglio comunale infuocato. Dopo due mesi di confronto, maggioranza e opposizione hanno trovato un accordo, da votare con la delibera di oggi. Appena si inizia a discuterne, il delicato equilibrio si rompe. Lucio De Lorenzi (M5S) esprime il suo dissenso personale sulla commissione, criticando il peso della minoranza al suo interno, i suoi costi, l'opportunità di farvi entrare ex amministratori della giunta Vignali, tirando in ballo anche vicende giudiziarie che riguardano Paolo Buzzi. Il capogruppo del Pdl minaccia querela e al momento del voto se ne va con toni polemici; dai banchi della maggioranza si cerca di gettare acqua sul fuoco ma la minoranza continua con gli interventi infuocati.
Altro scontro al momento di scegliere il presidente: Ettore Manno (PdCi) chiede al Pd di rinunciare alla candidatura e di appoggiarlo; quando il Pd propone Iotti, Manno annuncia le sue dimissioni dalla commissione, con un emendamento respinto dall'Aula.
Della commissione su Public Money fanno parte 8 consiglieri (non più dodici, come previsto in un primo momento) e il presidente è Massimo Iotti, consigliere del Partito Democratico. Scelgono di starne fuori Ubaldi, Buzzi, Pellacini e Ghiretti, ex amministratori nel periodo preso in esame dalla commissione. Non si sostituirà alla magistratura, niente caccia alle streghe è stato detto: dovrà esaminare gli atti e le delibere del periodo interessato dalle indagini.

Articoli sul Consiglio comunale sono sulla Gazzetta di Parma in edicola venerdì 29 marzo

 

I nostri aggiornamenti "live" sulla discussione: 

Marco Vagnozzi interviene in qualità di consigliere per illustrare la mozione sulla commissione d'indagine su Public Money. Vagnozzi spiega che la commissione non si sostiutisce alla magistratura ma farà accertamenti su come siano nati atti e delibere legati a quelle vicende. Inizialmente tutti i gruppi avevano dato l'adesione ma - continua Vagnozzi - nelle riunioni in commissione è emerso che gli ex membri della passata amministrazione che ora sono consiglieri hanno scelto di non farne parte "per non dare adito ad essere un freno alla commissione":
I membri della commissione d'indagine su Public Money: Ageno, Feci, Fornari, Vagnozzi, Bizzi, Iotti, Guarnieri, Manno.
Massimo Iotti (Pd) sottolinea che "questa commissione non dev'essere contro nessuno, né avere lo scopo principale di indagare su quello che è stato il comportamento delle persone. E' competenza della magistratura. Dobbiamo fare chiarezza sugli atti: segnalare e porre in evidenza quegli elementi che possono essere stati allora, o ancora operanti, in modo non corretto. Importante è quanto andiamo a decidere, dare una scadenza di lavoro alla commissione, un mandato preciso. Deve relazionare alla fine il lavoro fatto e semmai vedere se ci sono le condizioni per andare avanti. Su questa tematica, una risposta ai cittadini e alla città la dobbiamo". Iotti auspica quindi che tutti i consiglieri comunali entrino nella commissione.
Ghiretti (Parma Unita) sottolinea di essere stato tra i primi sostenitori della commissione ma non ne farà parte perché "non è un problema di intralcio ma di correttezza". "Si faccia chiarezza - aggiunge -. Non ho niente da temere però guardiamo avanti. Si fissino bene i paletti e i tempi. Da qui parte un nuovo modello di governo cittadino".
Ghiretti assicura la sua collaborazione, se e quando servirà. Lo stesso dice Giuseppe Pellacini (Udc), che si dice "assolutamente favorevole" alla commissione su Public Money. Pellacini attacca "i vari giustizialisti low cost" e ricorda di essere stato il primo a dimettersi dalla giunta Vignali e "nel mio settore, patrimonio e politiche abitative, ciò che è stato fatto è sotto gli occhi di tutti. Si è fatto tutto con trasparenza".
Lucio De Lorenzi (M5S) si dice "in grande imbarazzo" per la proposta di delibera sulla commissione. Il testo originario prevedeva una commissione di 12 membri: troppi e troppo costosi (perché percepiscono un gettone di presenza), secondo lui. Il consigliere pensa che i "rapporti di forza" fra maggioranza e opposizione non fossero rispettati, in quanto diversi esponenti della minoranza rappresentano un gruppo da soli.
De Lorenzi dice di apprezzare che con l'emendamento presentato ieri non facciano parte della commissione Ubaldi, Buzzi, Pellacini e Ghiretti, ex membri di passate amministrazioni. Secondo il consigliere di maggioranza questa commissione nasce male: er questo annuncia il suo personale voto contrario e si augura "che si sblocchi la delibera sulla commissione di indagine sul Pai". Il presidente del Consiglio comunale Marco Vagnozzi interviene in riferimento alle critiche di De Lorenzi verso la minoranza, ricordando che il Consiglio comunale "è il massimo organo rappresentativo della città e bisogna rispettare tutti i gruppi. I consiglieri sono qui perché hanno preso dei voti". Nel suo intervento, De Lorenzi dice che Buzzi è "pluri-inquisito" per la vicenda Spip.
Paolo Buzzi (Pdl) replica attaccando De Lorenzi, bollandolo come "Torquemada parvenu" che dà "giudizi medievali" su questo tema. Buzzi chiede al sindaco e al Movimento 5 Stelle di dissociarsi dalle critiche di De Lorenzi sull'opportunità politica di tenere fuori dalla commissione gli ex membri di passate amministrazioni. Altrimenti "esco e vado alla Procura della Repubblica". Buzzi chiarisce di non avere nulla da nascondere.
Vagnozzi invita a discutere con calma.
Maria Teresa Guarnieri (Altra Politica) fa notare a Lucio De Lorenzi che i gruppi con un solo consigliere hanno diritto ad entrare nella commissione e lo fa parafrasando una citazione cinematografica: "E' la democrazia, bellezza". "Non è compito nostro dare giudizi sulle persone - aggiunge la Guarnieri -. L'opposizione precedente non ha fatto sconti ma mai si è permessa di fare interventi sulle questioni penali delle persone".
Ettore Manno (PdCi) lamenta la distanza fra De Lorenzi e la posizione espressa dal Movimento 5 Stelle nella conferenza dei capigruppo e critica nel merito l'intervento dell'esponente della maggioranza. Manno chiede la sospensione del Consiglio perché non c'è la serenità necessaria per votare la delibera.
La discussione prosegue con l'intervento di Feci (M5S). Fra i 21 esponenti della maggioranza, fa notare, possono esserci visioni divergenti su alcuni temi, parlando a titolo personale. Feci nota che "l'apporto di Buzzi nelle commissioni è stato molto efficace" e che "i punti di vista diversi aumentano il valore della commissione stessa". Se non tutti parteciperanno, dice Feci, i tempi di lavoro potrebbero allungarsi perché "mancano gli amministratori dell'epoca che possono dare la loro versione".
Nuzzo (M5S) rivela le sue iniziali perplessità sul fatto di avere dodici membri in questa commissione di indagine ("a me sembrava più una partita di calcetto"). Sulla scelta di Ubaldi, Buzzi, Pellacini e Ghiretti di non farne parte, Nuzzo fa un commento positivo: "Denota da parte loro una fiducia nel Consiglio comunale e nei propri colleghi". Nuzzo spezza una lancia per Lucio De Lorenzi: "Avrebbe dovuto considerare il risultato cui siamo giunti oggi piuttosto che dare peso al percorso che ci ha portato fino a qui. Mi auguro che il Consiglio comunale prenda spunto per fare un passo in avanti e spero che la minoranza decida di partecipare".
Elvio Ubaldi (Civiltà parmigiana) spiega che 4 consiglieri avevano deciso liberamente di stare fuori dalla commissione d'indagine su Public Money. L'intervento di Lucio De Lorenzi, dice Ubaldi, ha "abbattuto la possibilità di dialogare fra di noi". Ubaldi si rivolge al consigliere di maggioranza: "Lo sa che noi siamo uno e voi 21 per una differenza di 2500 voti? Evidentemente no. Prima di fare certe dichiarazioni è opportuno pensarci un po'".
Pellacini (Udc) ricorda i suoi riferimenti al giustizialismo low coast e dice che in questo Consiglio non c'è rispetto. A De Lorenzi, Pellacini chiede più rispetto e fa notare che "certi atteggiamenti non sono tollerabili. Lei rappresenta una parte di città come la rappresenta il sottoscritto, Guarnieri, Ubaldi e tutti gli altri. Quello che mi amareggia è questa onta di giustizialismo che viene applicato qui dentro. La città ci chiede collaborazione: dibattito e rispetto gli uni degli altri". Anche Pellacini chiede la sospensione del Consiglio comunale e una presa di distanza del sindaco e del M5S.
Ghiretti (Parma Unita) dice con rammarico che i gruppi erano arrivati a un testo condiviso. A De Lorenzi: "Lei richiama una giustizia sommaria. Ho fatto male a non querelarla quando c'erano gli estremi. Lei non ha nessun rispetto di ogni principio democratico". Anche Ghiretti chiede alla maggioranza di dissociarsi dall'intervento sotto accusa.
Furfaro (M5S) elogia la scelta dei consiglieri che non faranno parte della commissione d'indagine, poi difende De Lorenzi, che ha espresso una opinione politica. Alla minoranza: "Se rispettate la democrazia, dovete rispettare questa maggioranza come noi vi rispettiamo. La capigruppo ha dimostrato grande senso di logica nel capire che 12 membri erano troppi per un lavoro così importante".
Secondo Ilariuzzi (M5S) c'erano "motivi di opportunità" nella mancata partecipazione degli ex membri della giunta Vignali ma spiega che avrebbe votato comunque la commissione, perché tutti i gruppi avevano diritto a farne parte.
Savani (M5S) fa notare che offese sono arrivate anche al sindaco. "Si va avanti a fatica nei Consigli e nelle commissioni. Mi dispiace per Buzzi che si sia sentito offeso. Mi risulta anche simpatico anche se a livello politico mi è sideralmente distante", aggiunge Savani che auspica il superamento degli individualismi. Il consigliere ammette essere stato "una criticità" il fatto di non aver condiviso, fra i 5 Stelle, l'orientamento espresso nella riunione dei capigruppo.
De Lorenzi replica alle critiche piovutegli addosso dopo il suo intervento: "Credo di non aver offeso nessuno. In compenso mi sembra di essere stato offeso da diversi consiglieri ma non minaccio querele... Non ho mai messo in dubbio che le minoranze non debbano far parte di questa commissione". "Il sindaco è stato offeso, una volta gli è stato dato anche dell'asino! Ho diritto ad avere un'opinione e ad esprimerla".
Medioli (M5S) difende il diritto del suo collega a riferire il suo dissenso e si dice personalmente favorevole alla commisisone su Public Money, anche con 12 componenti.

Il sindaco Federico Pizzarotti ribatte alla minoranza sul "caso" De Lorenzi: "Non penso né di dover difendere qualcuno né di prendere le distanze. Se questa è l'opinione di De Lorenzi... dovremmo impedirgli di parlare? E' questa la vostra idea di democrazia? Tante volte qui i toni sono quelli della politica, a torto o a ragione". Pizzarotti rinfaccia alla minoranza varie espressioni che ha rivolto a lui e ai 5 stelle, come "olio di ricino" e i riferimenti al totalitarismo. "Non c'è bisogno di giustizialismo ma penso che il futuro ci riserverà altre sorprese".

Marco Vagnozzi interviene come consigliere: sottolinea che c'è stata condivisione fra i 5 stelle ma "non significa che la pensiamo tutti allo stesso modo". Secondo Vagnozzi due mesi di tempo per arrivare alla commissione non sono affatto troppi, a suo giudizio. "Il tempo è relativo, in base alla qualità del prodotto realizzato". Vagnozzi non è d'accordo con alcuni concetti espressi dal collega "ma lo rispetto".

L'assessore al Bilancio Gino Capelli si dice dispiaciuto per la piega che ha preso il dibattito. Sottolinea che chi parteciperà alla commissione d'indagine su Publi Money avrà un lavoo "lungo e difficile: ci vorranno tempo, pazienza e capacità. Auspico che non diventi una caccia alle streghe. Ci vuole rispetto ed equilibrio. Apprezzo il senso di responsabilità degli ex amministratori (ora consiglieri d'opposizione, ndr) e la loro sensibilità".

Nelle dichiarazioni di voto, Feci osserva che la commissione non dovrà "proporre l'indagato di turno", non farà caccia alle streghe. La Guarnieri auspica che i consiglieri che si autoescludono possano tornare sui suoi passi. Ma Ghiretti, che critica di nuovo il sindaco "che vuole darci lezioni di democrazia", conferma che non ne farà parte perché non lo ritiene opportuno. "Era l'occasione di fare una bella festa e invece l'abbiamo buttata via". Buzzi ricorda di aver accettato subito l'idea della commissione ma non accetta il pregiudizio. A De Lorenzi: "Non ha citato l'assoluzione per l'accusa di omicidio colposo" relativamente allo stadio Tardini: "Ha parlato per dieci minuti di ciò che la commissione non è, facendo una filippica contro qualcuno. Io non lo accetto: ve la votate e buona notte". Il consigliere Buzzi chiude l'intervento e se ne va. Vagnozzi lo invita a restare ma Buzzi ringrazia ed esce dall'aula.
Pellacini non vota l'emendamento alla delibera.
L'emendamento passa con 24 voti a favore e un astenuto.

Votato l'emendamento, bisogna scegliere il presidente della commissione d'indagine su Public Money. Il dibattito si infiamma
Si candidano Ettore Manno e Massimo Iotti.
Manno si candida "perché io sono la minoranza. Siccome il dibattito verteva sui numeri, io sono la vera minoranza. Il Pd ha già la commissione di controllo, non vedo perché debba sostenere anche la candidatura per questa commissione. Ho il curriculum giusto".
Dall'Olio spiega che il Pd candida Massimo Iotti: anche lui - dice - ha il curriculum giusto ed era consigliere d'opposizione all'epoca della giunta Vignali.
Subito dopo Manno sbotta: "Io mi dimetto dalla commissione. La fa il Movimento 5 Stelle e il Pd e chi la vota. Il Pd non è la sola opposizione di Parma. Loro hanno i numeri e si votano il presidente!". Vagnozzi chiede spiegazioni ma il capogruppo PdCi si scalda sempre di più e viene richiamato a toni più consoni. Manno va dal segretario comunale per parlare della modifica degli atti, poiché lui vuole dimettersi dalla commissione.
Ubaldi fa una battuta: "Presidente, andiamo a casa?". Pellacini annuncia che non parteciperà al voto ("Ho visto un teatrino veramente penoso, manca il rispetto") e suggerisce di sospendere la seduta del Consiglio.
Manno presenta un emendamento che gli permette di dimettersi subito dalla commissione ancora all'esame del Consiglio; esprime "stima personale per Iotti" ma critica il Pd per "un metodo da lottizzazione". Scintille fra Manno e Nuzzo, che critica anche Pellacini.
Per Ghiretti "è stato toccato il livello più basso di questa legislatura. Oggi usciamo tutti perdenti, qualcuno si prenda la responsabilità di questo. Lo dico solidarizzando con il presidente, a chi vuole fare cagnara e basta".
Maria Teresa Guarnieri si rammarica: "Il tema meritava decisione e compattezza. Io sono una minoranza nella minoranza, essendo una donna... La forza dell'opposizione sta nell'esserci, non nell'andarsene".
L'emendamento di Manno non passa: 3 voti favorevoli, 8 contrari e 7 astenuti. Manno è "costretto" a restare nella commissione su Public Money

Si vota il presidente della commissione: la maggioranza non partecipa alla votazione, la presidenza è scelta all'interno della minoranza
Iotti votato da Pd e Guarnieri (astenuti Iotti stesso e Ghiretti, contrario Manno).
Per Manno nessun favorevole, nessun contrario e 4 astenuti (Bizzi, Guarnieri, Iotti e Ghiretti).

La delibera è approvata con 22 favorevoli e un astenuto. Ubaldi non ha votato  

Gli altri temi dibattuti in Consiglio