Sei in Archivio

Parma

Il forno arriva in Parlamento. I 5 Stelle: impianto superato. Iren replica: lo accenderemo

28 marzo 2013, 12:58

Il forno arriva in Parlamento. I 5 Stelle: impianto superato. Iren replica: lo accenderemo

Ilaria Moretti

L’affaire inceneritore approda in Parlamento. E ci arriva sotto la forma di un’interrogazione presentata dai 53 senatori del Movimento 5 stelle. Il nuovo capitolo della saga ha preso il vita da una lettera: quella con cui F2i – il fondo nato nel 2007 su iniziativa di Cassa depositi e prestiti, istituti e fondazioni bancarie per investire nel settore delle infrastrutture – sospende l’acquisizione del 49 per cento delle quote di Iren Ambiente. Motivo: tutelarsi dalle «eventuali conseguenze negative» derivanti dalle dispute legali ancora legate al forno e a un suo ipotetico stop. E mentre fonti vicine alla multiutility assicurano che l’iter per l’avvio del termovalorizzatore non si ferma, già ieri mattina l’assessore comunale Gabriele Folli ipotizzava un’interrogazione parlamentare. Invito subito raccolto dai senatori pentastellati.I 5 Stelle «Che un investitore istituzionale come F2i faccia un passo indietro, lo considero un ulteriore elemento di preoccupazione e per questo chiederemo un’interrogazione parlamentare. Il problema va infatti portato a livello nazionale», aveva detto Folli, a margine di un incontro in Municipio. Nel pomeriggio l’annuncio dei senatori del movimento. Per loro l’impianto di Ugozzolo «è diseconomico e superato». Ed è per questo che hanno presentato l’interrogazione «dopo l’annuncio di ritiro da parte di F2i che teme il sequestro o la demolizione dell’impianto a causa delle inchieste in corso». Primi firmatari sono i senatori emiliani, piemontesi e liguri (Maria Mussini, Michela Montevecchi, Elisa Bulgarelli, Adele Gambaro, Marco Scibona, Alberto Airola, Carlo Martelli, Cristina De Pietro), ovvero delle tre regioni che ospitano gli enti proprietari di Iren, che ha costruito il forno. Tra l’altro, nell’interrogazione, il M5S definisce gli «investimenti diseconomici come quello dell’inceneritore di Parma, non in linea con la risoluzione di indirizzo del Parlamento europeo del 20 aprile 2012 che vieta l’incenerimento di tutti i rifiuti riciclabili e compostabili dal 2020». E chiede al governo «se a carico di Iren Spa, il cui piano finanziario prevede di fare pagare oltre 160euro/tonnellata per lo smaltimento tramite incenerimento a fronte di sistemi alternativi molto più economici e sostenibili dal punto di vista ambientale, non si configuri un forte danno erariale potenziale e un aggravio ingiustificato di costi a carico dell’utenza interessata». L’assessore Folli era anche tornato sul capitolo Tmb, il sistema di trattamento meccanico biologico dei rifiuti che vorrebbe realizzare in alternativa all’inceneritore: «Abbiamo ricevuto tre offerte e la prossima settimana apriremo le buste. I costi di smaltimento sarebbero più bassi». La posizione di Iren Bocche cucite ieri negli uffici di Iren, ma i beninformati vogliono sgombrare il campo da equivoci: una cosa, affermano, è la trattativa con F2i, un’altra l'avvio del termovalorizzatore, due partite che non avrebbero nulla in comune. In sostanza se anche la prima non andasse a buon fine, il forno – realizzato con fondi propri della multiutility – si accenderà lo stesso. La tabella di marcia dunque va avanti e i lavori procedono come testimonia anche un report pubblicato da qualche giorno sul sito di Iren Ambiente. «Si sono avviate le fasi di essiccamento refrattario a cui seguirà la fase di soffiaggio delle linee vapore», si può leggere nelle prime righe.Lettera della discordia Il nuovo polverone, come detto, nasce da una missiva inviata dall’ad di F2i, Vito Gamberale, a Iren Spa ed entrata in possesso del Fatto Quotidiano. Nella lettera Gamberale annuncia di volere sospendere, almeno per il momento, la trattativa per l’acquisizione del 49% di Iren Ambiente. Concentrandosi «sull’intervenuto avvio del procedimento penale in relazione a presunti illeciti connessi alla progettazione e alla costruzione del Pai (ovvero, l’inceneritore, ndr)», l’ad evidenzia che «i pareri resi dai vostri legali di fiducia non hanno escluso o considerato comunque remoto che il Pai possa essere oggetto di confisca o demolizione». Facendo riferimento all’ordinanza del Tribunale del Riesame di Parma del 5 dicembre 2012, prosegue Gamberale, «i vostri legali hanno evidenziato la possibilità di una modificazione del capo di incolpazione con riferimento all’ipotesi corruttiva». Il timore è dunque che «vista l’impossibilità attuale di escludere uno sviluppo della vicenda processuale con aggravarsi dell’impostazione accusatoria», l’Ufficio della Procura «potrebbe chiedere l’emissione di nuovi provvedimenti cautelari a valere sul patrimonio della società». A questi timori si aggiungono le «incertezze circa l’entrata in esercizio del Pai entro la data ultima per beneficiare degli incentivi di legge». L’investimento dunque è sospeso fino a quando «non sarà delineata con chiarezza la risoluzione delle criticità». Gamberale si dice comunque pronto a un ulteriore confronto.