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Strajè-Stranieri

Dalla fuga alla speranza. L'esodo degli albanesi

29 marzo 2013, 22:04

Dalla fuga alla speranza. L'esodo degli albanesi

 Margherita Portelli

La più grande fuga collettiva del dopoguerra, rivista, a vent’anni di distanza, con gli occhi di chi vi prese parte in prima persona. «Anija – La Nave», il documentario sull’esodo degli albanesi in Italia negli anni Novanta che l’associazione Scanderbeg - in collaborazione con Forum Fare, Solares e F.S.S.P. - ha presentato al cinema Edison mercoledì, è un film sugli uomini, che lascia gli eventi sullo sfondo.
 A confermarlo è lo stesso regista Roland Sejko, che al termine della proiezione - di fronte a una platea gremita - ha commentato il suo lavoro, intervistato dalla collaboratrice della Gazzetta di Parma Giulia Ciccone. Il film, prodotto e distribuito dall’Istituto Luce, riprende la storia di alcuni connazionali che, come Sejko, arrivarono in Italia tra il ’91 e il ’97, a bordo di quelle navi traboccanti uomini e speranza la cui immagine è rimasta impressa nella storia recente del nostro Paese. Chi erano quelle persone? Da che cosa scappavano? E dove sono, oggi, a vent’anni di distanza? «Questo film chiedeva di essere fatto da allora, ma ho voluto aspettare a realizzarlo per maturare uno sguardo più distaccato, e allo stesso tempo attendere che il pubblico italiano fosse pronto per vederlo – ha commentato Sejko -. È importante ricordare che fuggivamo dall’Albania comunista, da un Paese che aveva ridotto il suo popolo senza più dignità e speranza. Chi partì, chi ebbe il coraggio di lanciarsi in acqua e arrampicarsi su quelle cime per prendere la nave, cambiò il proprio destino».
Navi e volti, nello schermo. Imbarcazioni affollate al limite dell’immaginabile e facce dure, sofferte, ma piene di speranza. «Quegli sguardi ora sono senz’altro cambiati – commenta il regista -: se facessimo una stessa carrellata, oggi, vedremmo visi forse più felici, ma non altrettanto carichi di attesa». Introdotto dal presidente dell’associazione degli albanesi di Parma e provincia Scanderbeg, Gentian Alimadhi, il cineasta ha avuto modo di confrontarsi con tanti albanesi che, come lui, approdarono in Italia a bordo di quelle navi: la Legend, la Vlora, la Kallmi, la Lirija, e le tante altre imbarcazioni della speranza. In chiusura, ha voluto portare la propria testimonianza anche il console albanese a Milano, Gjon Coba, che si è rivolto alla platea, quasi totalmente albanese, nella sua lingua madre: «Questo film racconta di voi, come di me, e mi ha permesso di rivivere 30 anni della mia vita» ha commentato con emozione.  
 

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