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Economia

Eridania, la filiera ecosostenibile riduce l'impatto ambientale

29 marzo 2013, 20:06

Eridania, la filiera ecosostenibile riduce l'impatto ambientale

 Lorenzo Centenari

Per produrre 1 kg di zucchero si emettono 1,31 kg di anidride carbonica. Oltre 900 g di CO2 (69%) sono da attribuire alla fase di trasformazione della barbabietola. Valori validi, perlomeno, se il campione in esame si chiama Zefiro, il prodotto premium extrafine di Eridania. 
Quelli citati sono i dati emersi da uno studio che Eridania Sadam, sub-holding del bolognese Gruppo Maccaferri, ha svolto nel contesto di un progetto di natura pubblico-privata volto a contenere, sulla base del calcolo dell’impronta di carbonio nel proprio ciclo di vita, la diffusione di gas serra nei processi produttivi dei beni di largo consumo. Unica realtà del settore saccarifero, Eridania è stata selezionata insieme ad altre 21 aziende come assegnataria del bando di cofinanziamento indetto dal Ministero dell’Ambiente. Ieri mattina, nello stabilimento di San Quirico, l’illustrazione del rapporto sulla ricerca: «È un percorso, quello da noi seguito, dal grande valore sociale, che affida il ruolo di protagonista – afferma Daniele Bragaglia, direttore generale di Eridania Sadam – al consumatore stesso. Aggiungiamo così un altro tassello alla nostra politica di sostenibilità, da sempre orientata a ridurre l’impatto ambientale dei processi di filiera». Grazie allo studio presentato ieri, realizzato in partnership con Ecoinnvazione (spin off di Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), zuccherare una bevanda o una ricetta sarà un gesto più consapevole: «Eridania – rivela Graziano Lapi, quality manager del Gruppo – ha elaborato su base volontaria anche una Dap, Dichiarazione ambientale di prodotto che ne trasmetta un’informazione completa e trasparente delle prestazioni ambientali». 
Testimoni della presentazione, anche il vicepresidente della Provincia Pier Luigi Ferrari e il vicesindaco di Trecasali Igino Zanichelli. Affidato al presidente di Ecoinnovazione Alessandra Zamagni l’intervento di natura tecnico, l’incontro ha poi visto Antonio Cellie – qui nei panni di docente presso le Università di Bologna, Ca’ Foscari e Parma – trattare il capitolo «carbon footprint» in senso generale: «Ormai – sostiene Cellie – un prodotto ha successo solo se è ecosostenibile. Già oggi, multinazionali come Wall Mart, Tesco e Carrefour prendono in esame l’impronta di carbonio dei propri fornitori. Anche se l’alimentazione, del consumo di risorse del pianeta, assorbe una quota minoritaria». Su scala nazionale, il finanziamento del progetto ammontava a 1,6 milioni di euro: dei 145.000 euro investiti da Eridania Sadam, il 70% è stato preso in carico dal Ministero.