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Parma

Il vescovo lava i piedi agli ospiti di Betania

29 marzo 2013, 22:54

Il vescovo lava i piedi agli ospiti di Betania

Luca Molinari

«Lavare i piedi significa comunicare agli altri l’amore di Dio verso l’uomo». E’ quanto ha affermato il vescovo Enrico Solmi ieri pomeriggio in Duomo, presiedendo la messa in Coena Domini, in occasione del giovedì santo.
 Durante la celebrazione è stata ripetuta la lavanda dei piedi, che ricorda il gesto compiuto da Gesù Cristo durante l’ultima cena con i propri apostoli. Monsignor Solmi, inginocchiatosi davanti ai dodici scelti per il rito, ha ripetuto simbolicamente la lavanda. Quest’anno sono stati scelti i poveri della città e gli ospiti di Betania. La comunità di recupero per tossicodipendenti di Marore - guidata da don Luigi Valentini – festeggia infatti il trentesimo anniversario della nascita.
 «Questa realtà – ha affermato il vescovo nell’omelia – è stata voluta dallo Spirito Santo, dal mio predecessore e dalla volontà di laici e sacerdoti, per aiutare le persone ad uscire dal rischio di dipendere da qualcosa e poter tornare pienamente in sé». Monsignor Solmi si è quindi soffermato sul significato della lavanda dei piedi, un gesto che descrivere l’amore di Dio nei nostri confronti. Importante quindi cogliere la disponibilità di Dio a «lavare i nostri piedi», a donarsi per noi. «Dobbiamo abbandonarci al Signore – ha rimarcato il vescovo – lasciarci prendere per mano ed amare da lui». La carità di Dio è tale che lo porta a morire in croce per l’umanità. «Il Signore esce dalla sua inviolabilità e diventa uomo – ha spiegato monsignor Solmi – lasciandosi crocifiggere. Si rende vulnerabile per noi fino a farsi uccidere, per poi risorgere e rimanere per sempre nel mistero dell’eucarestia». 
Importante inoltre uscire dal nostro peccato, dalle nostre manchevolezze e chiusure per aprirsi a Dio. «Paradossalmente stasera (ieri ndr) – ha proseguito monsignor Solmi – vogliamo uscire dalle nostre chiusure per rientrare in noi stessi rinnovati, lasciandoci sorprendere e meravigliare dal Signore». Aprirsi al Signore significa «ascoltare lui (Dio ndr) che da tanto tempo bussa alla nostra porta – ha rimarcato il vescovo – Presi da tanti rumori forse non l’abbiamo sentito. Ora dobbiamo farlo entrare e lasciarci lavare i piedi, ossia lasciare che il Signore ci ami». Fondamentale anche comunicare agli altri questo amore. «Dobbiamo trasmettere alle altre persone l’amore che il Signore ha riversato in noi – ha continuato monsignor Solmi – offrire agli altri la speranza che deriva dai doni dei sacerdozio e dell’eucarestia». 
La messa del giovedì santo segna l’inizio del triduo pasquale. «Oggi (ieri ndr) entriamo nelle grandi celebrazioni del triduo pasquale – ha affermato il vescovo – Facciamo memoria degli ultimi giorni di vita del Signore e, allo stesso tempo, facciamo anche memoria viva della nostra salvezza. Il Signore ci accompagni tramite le parole delle scritture e della liturgia, nel ricordare la sua morte e risurrezione».