Sei in Archivio

Spettacoli

Depeche Mode, l'elettronica flirta col blues in "Delta Machine"

30 marzo 2013, 12:37

Depeche Mode, l'elettronica flirta col blues in

 Paride Sannelli

Quel «suono della sofferenza» divenuto col tempo il marchio distintivo dei Depeche Mode ha trovato
 a Vienna la cornice barocca di una Kunsthalle. C'era da presentare il nuovo album «Delta machine» e la band ha pensato di organizzare un set per i fan da riprendere e postare su internet. Proprio nei locali dell’ex maneggio imperiale, inondato per l’occasione di luce fucsia come la cover di quest’ultima fatica, Martin Gore, Andy Fletcher e Dave Gahan hanno infatti voluto offrire un primo assaggio «live» del repertorio e del tour che li vedrà transitare pure in Italia a luglio, con tappe a San Siro il 18 e dell’Olimpico di Roma il 20. Quarantacinque minuti in bilico tra il presente di «Heaven» (primo simgolo estratto) e il glorioso passato di grandi hit come «Enjoy the silence», «Walking on my shoes» o «Personal Jesus». Cresciuto nel solco di quel synth-pop d’autore che ha trasformato il trio di Basildon in una band da cento milioni di dischi venduti, «Delta machine» (nei negozi da ieri) vira verso le sonorità blues del Delta del Mississippi, appunto, recuperando alla loro «black celebration» uno smalto e una freschezza compositiva che forse mancava dai tempi di «Songs of faith and devotions». Merito del produttore Ben Hiller, ma anche di una consapevolezza che li rende - con U2, Muse e Coldplay - la più grande band da stadi del pianeta. E questo nonostante i drammi e le traversie affrontati nei loro trent'anni e passa di (tormentata) carriera. Basta pensare a David Gahan, cantante morto e risorto ben due volte: quando il cuore smise di battere per un paio di minuti l’8 ottobre 1993 al termine di un concerto a New Orleans e poi nel 1996, in seguito a un’overdose di eroina e cocaina. Proprio lui a cui tre anni fa, dopo la prima data del tour si vide diagnosticare un tumore alla vescica, costringendo tutta la carovana a fermarsi per un mese. «Non amiamo il suono troppo ' normale' - dice Dave Gahan - ci piace 'sporcare' un po' i nostri brani, vogliamo che abbiano sempre la nostra impronta». «Un po' di blues e di soul nelle nostre canzoni ci sono sempre stati - aggiunge il chitarrista Martin Gore, autore di quasi tutte le canzoni - Siamo una band elettronica che compone la sua musica in modo molto tradizionale, alla chitarra o al pianoforte, anche se poi utilizza le macchine per dargli il proprio suono. Lavorando a queste nuove canzoni ho ascoltato molto i grandi bluesman del passato come John Lee Hooker o Son House. Il blues nasce dalla rabbia e dal dolore, quindi è abbastanza paradossale che mi sia venuto un album così ora che sto vivendo uno dei periodi più felici della mia vita». 
 Nel predecessore «Songs of universe» non si avvertiva tutta questa positività. «Perché 'Delta machine' è il mio secondo album 'da sobrio' e ho trovato finalmente sicurezza nel guardarmi attorno con occhi diversi. Per anni ho pensato, sbagliando, che smettere di bere avrebbe significato anche la fine della creatività». Fuori dal tunnel Gore dice di guardare al tour con ambizioni kolossal. «Sarà equilibrato nel mix tra vecchio e nuovo materiale. Il palco e i visual li firma ancora una volta il nostro amico Anton Corbjin, con cui sono volato pure in Louisiana per realizzare alcuni video dello show». Critico con istituzioni musicali della natia Inghilterra come quei Brit Awards «che continuano a snobbarci» , Gore è tutt'altro che tenero pure col fenomeno dilagante dei talent show televisivi. «Stanno facendo il lavaggio del cervello ad un’intera generazione».