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Spettacoli

Film recensioni - The Host

30 marzo 2013, 21:08

Lisa Oppici

Non si pensi ad «Alien» o a «Blade Runner», tanto per citare due titoli di fantascienza vera. La sci-fi firmata Stephenie Meyer (sì, quella di «Twilight») è più soft, meno inquietante, e vira decisamente di più verso il romanticismo: con schemi in fondo non troppo diversi da quelli della saga di vampiri che ha fatto guadagnare alla sua autrice la notorietà e palpitare gli adolescenti di tutto il mondo. Si sente, insomma, che dietro questo «The Host» c’è la mano della Meyer, che anche in questo caso infila elementi molto suoi: dalla passione «impossibile» tra esseri diversi alla cornice di genere - là l’horror vampiresco, qui la fantascienza - usata quasi come pretesto per raccontare in realtà l’amore.
Ma per fortuna si sente anche la mano di Andrew Niccol, che dal libro della Meyer ha saputo isolare idee valide: a partire da quel binomio umano-non umano che fa comunque parte del suo cinema. «The Host» è proprio questo: un film tratto dalla Meyer (qui anche produttrice) cui Niccol prova a dare una consistenza autoriale.
Impresa che riesce solo in parte, perché nonostante tutto l’allure da favoletta romantica tardo-adolescenziale resta eccome. Umani e alieni, dunque.
Anime aliene hanno invaso la Terra e sono entrate nei corpi delle persone, in una colonizzazione pressoché piena. Restano però gruppi di umani resistenti. Tra questi la giovane Melanie, prima catturata da una cercatrice e poi occupata da un’anima aliena ma decisa a non mollare il proprio corpo: che sarà un corpo per due, con Melanie che instilla non pochi dubbi nell’occupante e di fatto rallenta la corsa degli invasori.
Di spunti interessanti ce ne sono, ma Niccol non fa il miracolo: per problemi di ritmo e di tenuta dello script. L’idea della convivenza di umano e non umano in un unico corpo - e la prevalenza alla fine della parte umana: dei sentimenti, del calore, dei desideri, del cuore - è stimolante, come anche i modi e il concetto di società che gli alieni portano con sé. Ma la fantascienza lascia presto troppo spazio alla love story simil-adolescenziale (anche qui c’è un triangolo, o meglio un quadrato...) e si annacqua, e tutto il secondo tempo rischia di uscire dai binari dell’inizio. Peccato, si poteva osare di più.

Giudizio: 2/5

SCHEDA
REGIA: ANDREW NICCOL
SCENEGGIATURA: ANDREW NICCOL (dal volume di Stephenie Meyer)
INTERPRETI: SAOIRSE RONAN, DIANE KRUGER, FRANCES FISHER, MAX IRONS, JAKE ABEL, WILLIAM HURT
MUSICHE: ANTONIO PINTO
GENERE: FANTASCIENZA
USA 2013, colore, 2 h e 5'
DOVE: THE SPACE CINECITY CAMPUS