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Napolitano: «Non mi dimetto» Il presidente sceglie dieci saggi

30 marzo 2013, 14:38

Napolitano: «Non mi dimetto» Il presidente sceglie dieci saggi

«Continuo ad esercitare fino all’ultimo il mio mandato, non nascondendo al Paese le difficoltà che sto ancora incontrando e ribadendo la mia fiducia nella possibilità di un responsabile superamento della situazione che l’Italia attraversa». Lo afferma il presidente Giorgio Napolitano al Quirinale.
«Non può sfuggire agli italiani e alla opinione internazionale che un elemento di concreta certezza della situazione del nostro Paese è rappresentato dalla operatività del nostro governo tutt'ora in carica e non sfiduciato dal Parlamento».
Il presidente Napolitano chiederà a «due gruppi ristretti di personalità», di formulare su temi istituzionali e economico-sociali, «precise proposte programmatiche oggetto di condivisione» da parte delle forze politiche, in vista di un possibile governo. I nomi dei «gruppi ristretti di personalità» citate dal presidente della Repubblica verranno resi noti oggi pomeriggio.
E' «essenziale il contributo del nuovo Parlamento con i lavori della commissione speciale presieduta dall’onorevole Giorgetti».
«Il Governo sta per adottare provvedimenti urgenti per l’economia, d’intesa con la Ue e con l'essenziale contributo del nuovo Parlamento attraverso i lavori della commissione speciale presieduta dall’onorevole Giorgetti», prosegue il Capo dello Stato. Andare a elezioni a ottobre evitando un accanimento terapeutico? «E' una questione che non mi interessa. Io sono in pieno semestre bianco, non mi interesso di problemi che non posso affrontare". Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha risposto ad una domanda di un giornalista al Quirinale.

Bersani - «Siamo pronti ad accompagnare il percorso indicato dal presidente Giorgio Napolitano. Governo di cambiamento e convinzione per le riforme restano il asse». Così il premier incaricato Pier Luigi Bersani.

Il presidente sceglie dieci saggi che, in due gruppi di lavoro, aiuteranno a gestire la transizione
Dieci "saggi" per superare lo stallo politico. Dieci nomi che Giorgio Napolitano, a sorpresa, gioca in una giornata in cui si vociferava di sue dimissioni come unica via per superare l’impasse politico-istituzionale e la impermeabilità comunicativa tra i tre blocchi principali presenti in Parlamento. Il capo dello Stato li definisce «due ristretti gruppi di personalità» che inizieranno a lavorare già dalla prossima settimana. Anzi, assicurano al Colle, già martedì, dopo le festività di Pasqua, si insedieranno. E avranno il compito di interloquire sia con il governo Monti - a cui la "task force" ruba il ministro Enzo Moavero Milanesi - che con il Parlamento - e segnatamente con tutti i presidenti di commissione – sui principali temi politico-istituzionali (il primo gruppo) e su quelli europei e socio-economici (il secondo e più folto gruppo).

Il dialogo tra i vari schieramenti potrà forse ripartire. Magari proprio su quella legge elettorale che - se non modificata - riproporrebbe al Paese una nuova situazione di stallo. Magari con numeri diversi - a seconda degli umori degli elettori - ma sicuramente con i due-tre blocchi di partiti o coalizioni impegnati ad ostacolarsi a vicenda con veti incrociati.
Come risultato immediato, però, la soluzione individuata dal Colle vede una sorta di rilegittimazione del governo Monti che potrà operare sia sull'ordinaria amministrazione che sulle emergenze (e scadenze) economiche che l’Italia ha davanti a sè.

E questo sarà anche il compito che vedrà impegnati Valerio Onida, Mario Mauro, Gaetano Quagliariello e Luciano Violante (per il capitolo politico-istituzionale), Enrico Giovannini, presidente dell’Istat, Giovanni Pitruzzella, presidente dell’Autorità garante della Concorrenza e del mercato, Salvatore Rossi, membro del Direttorio della Banca d’Italia, Giancarlo Giorgetti e Filippo Bubbico, presidenti delle Commissioni speciali operanti alla Camera e al Senato, e il ministro Enzo Moavero Milanesi. Dieci uomini con una media di età di 63,5 anni per il gruppo dei politici e 56,5 per per quello degli economici.

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