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Provincia-Emilia

Frane, Lega e Pdl: "La Regione chieda lo stato di emergenza"

02 aprile 2013, 18:05

Frane, Lega e Pdl:

«Sono oltre tremila i chilometri di strade danneggiate dal dissesto in Emilia-Romagna. La Regione chieda lo stato di emergenza». È l'appello dei consiglieri regionali della Lega nord (Manfredini, Bernardini, Cavalli e Corradi) che hanno presentato un’interrogazione sollecitando alla Giunta la richiesta di «un aiuto straordinario da parte dello Stato per fronteggiare l’emergenza maltempo, la più grave degli ultimi anni».
Anche il consigliere regionale Fabio Filippi (Pdl) fa sapere di aver interpellato la Giunta per chiedere «lo stato di calamità naturale» e «un impegno al fine di garantire maggiori incentivi per le aree montane, sviluppando una corsia preferenziale per i finanziamenti nel settore agricolo».
La Lega nord fa presente che «il primo trimestre del 2013 è stato il più piovoso dal 1904» e «piogge e disgelo hanno funestato l’Appennino: ora alle magre casse pubbliche è richiesto un esborso straordinario». «Gli episodi – prosegue - sono allarmanti: nel parmense sono coinvolti 900 chilometri di strade. È di oggi la notizia che il ponte sul Mozzola è compromesso da infiltrazioni d’acqua, mentre la frana di Signatico ha ripreso l’attività e minaccia la Provinciale. Nel modenese, a Marano, le cronache parlano oggi di una famiglia evacuata dopo che un 'marè di fango si è abbattuto contro la loro casa, in via Rio Faellano. Nel piacentino continua l’incubo della SS45, ceduta alla vigilia di Pasqua nel tratto fra Marsaglia e Bobbio. Nel reggiano, nella notte tra sabato e domenica, è stato necessario chiudere la strada provinciale della val d’Enza per rimuovere alberi, fango e sassi che erano scivolati sulla strada. Chiusa anche la strada Gatta-Pianello, a Villa Minozzo, minacciata dalla piena del Secchia. Nel bolognese meno di una settimana fa una frana ha spezzato i cavi in fibra ottica, provocando il black out in buona parte dell’Alto Reno. Disagi e problemi anche in Romagna».
«Quest’anno i danni registrati, in particolare nel reggiano, sono di maggiore entità», rincara la dose Filippi, aggiungendo che «dobbiamo incentivare l’agricoltura di montagna, impegnarci affiche i montanari non abbandonino il loro territorio. In montagna i costi di produzione del formaggio Parmigiano-Reggiano sono mediamente superiori del 30% rispetto a quelli di pianura. Diverse aziende produttrici, prive di incentivi hanno trasferito la produzione in aree più favorevoli. E il territorio, abbandonato, degrada e frana a valle».

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