Sei in Archivio

Arte-Cultura

La "fotografia" di Parma che leggeva

03 aprile 2013, 01:34

La

Chiara Cabassi
Era l’anno 1951 e il Ministero della Pubblica Istruzione favoriva la nascita di Centri di Lettura e informazione. Biblioteche a misura di maestro per studenti e non. A Parma dal '51 al '77 una di queste era attiva presso il Convitto di San Paolo. Una casa dei libri per studenti, ma aperta anche ad altri pubblici, inaugurata il 1 dicembre, appunto da due maestri (Enrico Guareschi e Donato Cola). Nel registro d’ingresso dei volumi, un agile libricino grigio coperto della calligrafia curata di un tempo, si ritrova una stagione che tentava la risalita dopo il conflitto, che si dava un ordine per ripartire.
Nella prima pagina, al punto a) si legge: «tutte le pubblicazioni che entrano a far parte del Centro di Lettura devono essere iscritte in un Registro di ingresso, diviso in finche, con la serie progressiva da 1 in poi senza interruzione..... Mentre al punto b) tutti i libri, gli opuscoli e i periodici, in carico al Centro, devono essere custoditi in armadi, forniti dal Comune e portanti la dicitura Nucleo librario del Centro di Lettura».
Tutte modalità indicate dalla scrupolosa circolare ministeriale della Pubblica Istruzione - Direzione Generale dell’educazione popolare riportata per intero nelle prime pagine. Sulla copertina chiara al centro «Borgo Centro». A penna, in rosso, è scritto «presso il Convitto San Paolo». Uno spazio aperto a studenti e non. Letture classiche, ma via via anche manuali artigiani e di elettronica e per le attività domestiche.
Il primo libro in assoluto delle sopraddette finche è «I tre moschettieri». Seguono i Carmi di Catullo, i racconti di Pietroburgo di Gogol e quelli del terrore di Poe, ma anche il poema eroicomico «La secchia rapita» del modenese Tassoni. In una riga le «Ultime lettere dell’Ortis» sono sostituite con «Piccolo mondo antico». Forse uno smarrimento di un lettore che ha riparato con un altro titolo altrettanto celebre o un disguido nelle consegne. Tutto scritto a penna, probabilmente una stilografica, che sulla destra apponeva per ciascuno le 400 o 200 o 120 lire del costo del volume. Coltivazione di ortaggi e cereali, cura del bambino e casa moderna, Costituzione italiana, dizionario e ABC della fisica scorrono ordinatissimi in un elenco che parla di una città che usciva dalla guerra, di maestri che cercavano di offrire diritto alla cultura, di un’isola di apprendimento da autodidatti cercando di indovinare vite, impieghi e gusti della piccola popolazione di Parma che si rivolgeva a quel nucleo bibliotecario a due passi dal Duomo.
 Qualche anno più tardi arrivarono sugli scaffali i manuali Lavagnolo: «l'apprendista orologiaio» e l’«apprendista falegname» e i quaderni dell’operaio della Paravia. Circa centro titoli ogni anno e a volte ci si imbatte anche in traduzioni che oggi fanno sorridere come «Orgoglio e prevenzione» nell’edizione del Poligrafico del '59.
 In pieni anni '60 arrivano i volumi dell’enciclopedia per i ragazzi e una guida sentimentale di Venezia insieme a manuali sulla fotografia. Negli anni '70 si scorgono autori come la Fallaci, Biagi e Salvalaggio. Ma si accorcia anche la fila. Solo qualche decina i nuovi arrivati, Diversa la scrittura. Gli ultimi titoli, del '77 sono dolcissimi: «La dolce morosa», «Regina di bellezza», «Audrey Rose». Volumi completamente scomparsi. Rimasti una soave eco di letture in rosa solo nelle pagine di un diario di biblioteca.