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Arte-Cultura

San Vitale, un tesoro d'arte nascosto

03 aprile 2013, 01:41

San Vitale, un tesoro d'arte nascosto

Cristina Lucchini
Come molte città italiane, anche Parma vanta nel suo patrimonio artistico alcune prestigiose sagrestie. Tra tutte spicca quella ricchissima della Basilica di Santa Maria della Steccata. In genere questi luoghi sono sconosciuti ai più, ma per chi vada in cerca di nascoste meraviglie sono spazi inaspettati in cui scoprire veri e propri tesori di intaglio ligneo, insieme ad opere pittoriche di squisita fattura, senza contare le argenterie liturgiche e il corredo di paramenti spesso contenuti nei loro armadi.
Lungo strada della Repubblica si allineano edifici sacri di grande attrattiva come la chiesa di San Vitale, restaurata e riaperta al pubblico nel 2005. Tante sono le opere d’arte custodite al suo interno, ma è soprattutto la cappella della Beata Vergine di Costantinopoli che, con i suoi fastosi apparati, attira l’attenzione del visitatore più di tutto il resto. Il sontuoso monumento barocco è un tripudio di stucchi, realizzati tra il 1666 e il 1669 dai fratelli Domenico e Leonardo Reti, della nota famiglia di stuccatori lombardi, al servizio dei Farnese.
 Dopo aver posato gli occhi su tale complessa scenografia diventa difficile pensare che il tempio possa offrire altre sorprese. E invece, proprio aldilà dello spazio liturgico, c’è una parte, in cui di solito non ci si inoltra, che merita di essere raccontata. Dietro l’abside sono infatti posizionati due locali tra loro comunicanti: si tratta della sagrestia grande e della sagrestia piccola. Il primo vano, affacciato su vicolo Du Tillot e coperto da una volta a padiglione lunettato, possiede armadiature in legno d’abete e, nonostante contenga alcuni dipinti di pregio, riveste un interesse senz’altro minore rispetto alla seconda stanza.
Dotata di due finestre rivolte verso borgo San Vitale, la sagrestia piccola presenta armadi in noce che fasciano interamente le quattro pareti. Le misurate proporzioni architettoniche e la calda tonalità dei legni conferiscono all’ambiente un’atmosfera particolarmente intima e raccolta. L’alzata degli armadi è scandita verticalmente da lesene corinzie che sorreggono una trabeazione, a sua volta sormontata da un coronamento in cui si alternano vasi con fiaccola e fastigi finemente lavorati. I capitelli appaiono di fattura diversa, alcuni composti solo da elementi vegetali, altri che includono piccole figure antropomorfe. Le ante sono suddivise da specchiature a riquadri geometrici. Un festone di frutti incornicia la porta d’ingresso partendo dal cherubino posto al centro dell’architrave. Il timpano spezzato ricurvo, che sovrasta la trabeazione in corrispondenza della porta, reca al di sopra un complesso motivo decorativo dove una coppia di figure fantastiche trattiene un cartiglio dorato: in esso si legge la data del pregevole manufatto eseguito nell’anno 1758.
Molto interessante è l’organizzazione della parete di fronte all’entrata che sembra, tuttavia, di epoca più tarda rispetto a quanto sin qui descritto. Al centro, tra le due finestre, è posizionato l’altare ligneo su cui poggia l’ancona, anch’essa lignea, nella quale è inserito un dipinto di delicata bellezza. Raffigura la Vergine col Bambino e le anime del Purgatorio che, agitandosi tra le fiamme, tendono a lei mani e sguardi carichi di dolore.
Si tratta peraltro di una Madonna del Carmelo, dal momento che il piccolo Gesù tiene in mano lo scapolare. Autore dell’opera fu l’abate pittore Giuseppe Peroni (1710-1776) che eseguì con i suoi collaboratori anche gli affreschi della volta e del catino absidale all’interno della chiesa. Sotto ciascuna finestra, gli arredi lignei proseguono con una soluzione originale che disegna un angolo perfetto per la lettura e la preghiera: due sedili fissi tra i quali si inserisce un inginocchiatoio estraibile. L’esiguo spazio che rimane sotto le finestre è sfruttato con ripiani per i libri, chiusi anch’essi da sportelli in armonia con tutto l’insieme.
                                                     

 

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