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Parma

Un posto a tavola per sconfiggere abbandono e povertà

02 aprile 2013, 23:02

Un posto a tavola per sconfiggere abbandono e povertà

 Nicole Fouquè

Timidi sorrisi, occhi malinconici capaci di raccontare più di mille parole e tanta dignità. Il popolo che ha animato il pranzo della domenica di Pasqua in via Turchi è così: silenzioso ma presente, capace di risollevare la cattiva sorte volendo credere ancora in un futuro. Una speranza offerta dalla Caritas nel giorno che porta con sé il valore stesso della rinascita. 110 anime si sono presentate alla mensa: chi per la prima volta, con la timidezza e l’imbarazzo nel chiedere di poter aggiungere ancora un po’ di cannelloni nel piatto, e chi invece salutava e scherzava con gli altri «fratelli». In una sala mensa rinnovata nei colori,  grazie ad una ristrutturazione che mette in evidenza la vivacità del giallo e del rosso e l’armonia del verde e del blu, quasi a rappresentare le tante etnie che ogni giorno entrano in contatto senza barriere, senza differenze. 
Ad accogliere gli ospiti, quasi come il  vero padrone di una casa dove tutti sono benvenuti, porgendo loro il vassoio e indicando  le procedure, c’è Alessandro, parmigiano di 46 anni,  che dal 2011 è entrato nel circuito Caritas a causa della crisi. « Ho perso il mio lavoro nell’aprile 2011, la mia vita è cambiata all’improvviso perché dall’oggi al domani non avevo più nulla. Ero una persona normale che lavorava per mantenersi - ha spiegato l’uomo. - Ho vissuto per tre mesi insieme alla mia compagna in stazione, poi sono entrato nel circuito Caritas e sono stato inserito nella progettualità condivisa per persone in difficoltà. Sono stato nei dormitori comuni, sono diventato io stesso volontario e dal secondo livello di accoglienza sono passato al terzo. Oggi vivo in una casa che divido con la mia compagna e altre due persone nella mia stessa situazione:  ho un lavoro part time la mattina nella cooperativa Cigno Verde, ma appena stacco vengo in via Turchi a dare una mano, come oggi».
 Alessandro ha cambiato la sua vita senza mai perdere il sorriso, affrontando le difficoltà a muso duro e oggi racconta la sua storia perché sia da incoraggiamento per gli altri. Così come la storia di Marco, 29 anni,  napoletano di nascita ma parmigiano di adozione, che è uscito dal tunnel della droga che ne aveva inghiottito sogni e futuro: «Mi facevo di tutto:  dall’eroina in vena alla cocaina - racconta con lo sguardo a terra e con la voce che s'incrina ripensando a quel periodo così buio -. Adesso ho smesso, non mi serve quello schifo per vivere, ora la mia vita ha un nuovo valore grazie all’aiuto della Caritas che ha creduto in me e mi ha aiutato. Oggi sono sereno e ho anche trovato una fidanzata all’interno del mio percorso Caritas». Antonella, questo il nome della compagna, lo guarda sorridendo, anche lei ha un passato fatto di difficoltà e di povertà: «Sono scappata tante volte da luoghi dove non mi sentivo protetta e aiutata,  ma oggi sono più serena. Marco mi è vicino e anche se lui mi dice che lo faccio disperare so che non è così».
 Il pranzo di Pasqua per le anime Caritas è trascorso così: tra timidi sorrisi e sguardi fugaci. Tra piccoli gesti e grandi speranze.