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Parma

VistodaParma - Non lamentiamoci se gli altri parlano di noi

04 aprile 2013, 20:36

Pino Agnetti

Scusate l’inglese, ma prima di essere seppellito sotto una valanga di richieste di rettifica meglio essere precisi. E dunque: “There is only one thing in the world worse than being talked about, and that is not being talked about”. Lo scriveva nella sua opera più famosa, “Il ritratto di Dorian Gray”, lo scrittore e drammaturgo irlandese Oscar Wilde. E la frase, tradotta letteralmente, dice che «Al mondo c’è solo una cosa peggiore del far parlare di sè: il non far parlare di sé». Insomma, “Basta che se ne parli!” come erano soliti enunciare anche i nostri nonni. Eppure, almeno da queste parti, pare che oggi la massima non riscuota particolari consensi. Mi riferisco alla raffica di servizi e di interviste che hanno risospinto Parma sotto i riflettori della ribalta nazionale (in pochi giorni hanno “parlato” di noi Il Sole24Ore, Ballarò, Studio Aperto, Rai Radio 3, TgCom e il quotidiano romano Il Tempo). E alla sventagliata di reazioni, fra il crucciato e l’indispettito, che ne sono puntualmente seguite ad opera della nostra Amministrazione. 

Al riguardo, dirò subito che condivido in pieno una frase del Sindaco Pizzarotti riferita in generale ai media: “Non mi sembravano tutti così attenti mentre in tutta Italia regioni, province e comuni sprecavano i soldi pubblici in opere inutili, o dannose, e in rimborsi e scandali di vario genere”. Meno - decisamente meno - l’aggettivo sprezzante di “ridicolo” con cui un suo collega del M5S locale ha liquidato l’ampio articolo uscito due giorni fa sul Sole 24Ore. Oppure lo scatto di nervi che ha spinto il medesimo esponente dei Cinque Stelle insieme al guru riconosciuto di Grillo e del movimento, Gianroberto Casaleggio, a prendersela con questo giornale per avere addirittura osato riportare la notizia di un servizio apparso sul principale quotidiano economico nazionale! Vorrà dire che, la prossima volta che la Cnn o il New York Times si occuperanno di noi, sarà cura della Gazzetta di rimanersene religiosamente buona e zitta. Come evidentemente zitti e buoni dovrebbero starsene comunque tutti quei giornalisti che non si fanno controllare prima i pezzi per il “visto si stampi” dall’ufficio stampa del Comune di Parma e della Casaleggio & associati.
Ma non divaghiamo e torniamo al punto. Cioè, all’aforisma iniziale di Oscar Wilde (una autentica minierà d’oro da consigliare a tutti gli amanti del genere a cominciare ovviamente da Bersani). Per osservare che la critica non è solo un diritto sacrosanto (e cosa se no, se non la critica più feroce e “urlata” al sistema e al malaffare dei partiti, ha fatto vincere le ultime elezioni a Grillo e compagni?). Ma uno stimolo e una risorsa che il potere – qualunque potere, compreso quello dei Cinque stelle che ormai da un anno regnano a Parma pressoché incontrastati potendo disporre di una maggioranza “bulgara” in Consiglio comunale – dovrebbe sempre in qualche modo tollerare e addirittura favorire. Se non altro, per evitare l’accusa di essere o di voler essere (magari solo freudianamente) un potere assoluto e, come tale, impermeabile a qualsiasi altra contaminazione non proveniente dalla medesima “tribù”.
Per cui, un modesto suggerimento rivolto a chi ci amministra e ci rappresenta potrebbe essere di smetterla di lamentarsi tutte le sante volte che si parla di questa nostra tutt’altro che perfetta (mica solo o prevalentemente a causa loro, sia chiaro!) città. E di immaginare, invece, quanto sarebbe peggiore e infinitamente più triste (sempre anche per loro) un mondo in cui tutti si dimenticassero di colpo di noi. Un mondo dominato da un altro motto. Quello - che puzza lontano un miglio di censura e per questo tipico dei regimi iraniani o nordcoreani - secondo cui “Meno se ne parla (sottinteso di noi). E meglio è”.