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Economia

Avviso alla politica: "Imprese stanche, basta con i balletti"

06 aprile 2013, 01:59

Avviso alla politica:

Lorenzo Centenari

Schiacciata da un peso fiscale asfissiante, impoverita da una domanda interna latente, bloccata inoltre da un credito insufficiente, la piccola media impresa manifatturiera – sistema da 8 milioni di unità di lavoro che assorbe il 34% del valore aggiunto nazionale - entra definitivamente in crisi. Ma quando un pilastro subisce una pressione eccessiva, è l’intero edificio da considerarsi a rischio.
«La politica agisca in fretta, basta con i balletti», è l’affannoso e irritato sos che riecheggia dal capoluogo di regione, dalla conferenza stampa straordinaria convocata ieri da Confindustria Emilia Romagna. Nove associazioni provinciali (fra le quali anche l’Unione Parmense degli Industriali, rappresentata dal suo presidente Giovanni Borri) e due di comparto, Confindustria Ceramica e Ance Emilia Romagna, per un totale di undici dirigenti l’uno accanto all’altro: mai, in 40 anni, le molteplici voci dell’industria regionale si erano fuse in un coro univoco. Segno che il malessere non ha campanile, né si circoscrive a una sfera economica in particolare: semplicemente, è allarme senza quartiere.
Per il regolare funzionamento di un apparato industriale considerato a buon diritto speciale, gli imprenditori si accontenterebbero di un Paese normale: «E invece – tuona Maurizio Marchesini, numero uno di Confindustria Emilia Romagna – i politici temporeggiano, si sottraggono alle responsabilità affidate loro dai cittadini. Non capiscono, a Roma, che senza visione e capacità di reazione l’Italia si sta facendo sfuggire l’occasione di agganciarsi a quella timida ripresa che invece altri Paesi europei stanno cogliendo».
Arretra l’industria nazionale ma cede il passo pure una roccaforte della manifattura come l’Emilia Romagna, territorio che vale l’8,8% del Pil e il 12,7% delle esportazioni totali. «Esigiamo – aggiunge Marchesini – che al primo punto di ogni programma figuri l’economia reale. Senza sottovalutare i temi della legge elettorale e dei costi della politica, crediamo che oggi l’impegno sia da rivolgere piuttosto a produzione, lavoro, consumi e investimenti. Cioè a sviluppo e ripartenza». Parte un caloroso invito, da Bologna, a un patto di concordia e di serietà istituzionale, che vada oltre i veti reciproci e i progetti distruttivi: «Basta giochini in Parlamento», esclama Borri. «Tutta l’attenzione sugli assetti politici, intanto le aziende – lamenta Gabriele Buia, a capo dell’Ance regionale – non distribuiscono più ricchezza». Talmente in difficoltà, l’industria emiliano romagnola, da spingere Marchesini a ventilare una discesa in piazza insieme ai sindacati: «Quel che è certo – annuncia il presidente – è che in mancanza di risposte concrete l’associazione promuoverà forme di protesta sempre più incisive ed eclatanti. Già a Torino il 12 e 13 aprile, in occasione del convegno di Confindustria Piccola Industria, metteremo in atto un’opera di sensibilizzazione su vasta scala». Indignazione, infine, suscita «l’ipotesi di un prelievo forzoso dai fondi interprofessionali per la formazione per finanziare la Cassa integrazione in deroga. Un autentico esproprio».


 

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