Sei in Archivio

Parma

Editoriale Quirinale, che non sia un presidente di parte

05 aprile 2013, 11:40

Editoriale Quirinale, che non sia un presidente di parte

Giuliano Molossi

Ancora pochi giorni e i dieci saggi di Napolitano ci faranno sapere quali sono le riforme prioritarie per questo disgraziato Paese. E cioè ci diranno quello che già sappiamo. Ci diranno tutto quello che da mesi e mesi occupa le pagine dei giornali: dalla riforma della legge elettorale alle riforme costituzionali, dalla riduzione dei costi della politica  alla revisione del sistema fiscale, dall'emergenza occupazione allo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese. I saggi non potranno fare molto di più che verificare una possibile condivisione delle soluzioni e indicare una via al futuro governo. Non è il massimo, ma il Capo dello Stato, sfinito (per non dire nauseato) dal tergiversare dei partiti, dal loro penoso arroccamento, dai loro patetici veti incrociati, dalle loro bizze, non aveva molte altre strade per cercare di guadagnar tempo in maniera dignitosa, per superare un'impasse istituzionale che ci sta coprendo di ridicolo in tutto il mondo. I saggi usciranno dal loro conclave, riferiranno al presidente, faranno una conferenza stampa, i giornali riporteranno svogliatamente l'esito del loro lavoro e tutto finirà lì.
L'attenzione si sposterà subito sulla sfida per il Quirinale. Napolitano, che è alla soglia degli 88 anni, non sarà della partita. E questa è una jattura per un Paese bloccato, che sta attraversando uno dei passaggi più delicati della sua storia, che è nelle sabbie mobili con l'acqua alla gola. C'è bisogno di un uomo come lui, con la sua autorevolezza, la sua dirittura morale, la sua fermezza anche per i prossimi sette anni. Non sarà facile trovarlo. La gravità del momento esigerebbe una scelta di alto profilo in grado di riscuotere consensi da tutti gli schieramenti, da eleggere in una delle prime votazioni con una larghissima maggioranza. Probabilmente ci illudiamo. Le prime schermaglie all'ombra del Quirinale fanno invece intendere una cosa ben diversa. E cioè che i partiti, che sono sempre molto più preoccupati del proprio tornaconto che delle sorti del Paese, stanno facendo di tutto perché quello che è nei nostri auspici non accada. Assistiamo a manovre studiate a tavolino per «bruciare» candidature date in ascesa o per lanciarne fittiziamente altre che non hanno alcuna chance di riuscita, ci tocca vedere insomma il solito balletto di queste occasioni. Solo che coi tempi che corrono c'è poco da ballare e l'emergenza è addirittura più grave di quella che due giorni dopo la strage di Capaci portò al Colle Oscar Luigi Scalfaro. C'è la possibilità che venga eletto un presidente di parte, ad esempio un presidente dichiaratamente antiberlusconiano, come invocava ieri Flores d'Arcais dalle colonne del «Fatto», o un presidente dichiaratamente filoberlusconiano alla Gianni Letta, come spera il Pdl. Noi invece puntiamo più in alto, e sogniamo che Berlusconi, Bersani, Monti e Grillo trovino un'intesa sullo stesso nome. Su una persona che sappia unire e non dividere. Sarebbe un segnale importantissimo non solo per i mercati ma per tutti noi che in queste settimane, sempre più sgomenti e impotenti, siamo stati spettatori di uno show indecoroso. E sarebbe il miglior viatico per uscire da questa palude e per verificare la possibilità di un accordo, anche se fosse solo quello di fare una nuova legge elettorale e di tornare rapidamente alle urne per dare un governo al Paese.

© RIPRODUZIONE RISERVATA