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Parma

Il garante: "In via Burla 221 detenuti più del consentito"

05 aprile 2013, 18:49

Desi Bruno, Garante regionale delle persone private della libertà personale,  ha visitato nei giorni scorsi  il carcere di   Parma. Nel corso della visita, la Garante ha  visto gli ambienti dedicati ai colloqui con i familiari «apparsi adeguati -  ha commentato -    permanendo tuttavia un sala-colloquio provvista di bancone divisorio, utilizzata quando le esigenze organizzative e di sicurezza lo richiedono». Positivo il giudizio della Bruno  sulla sala  giochi per i bambini.
 Note dolenti invece per «la mancanza di condizioni idonee di riparo che crea forte disagio ai familiari e alle persone in attesa di poter accedere ai colloqui; spesso -  dice la Garante -  si tratta di  anziani e bambini che, fin dal primo mattino in carcere, sono costretti a lunghe ore d’attesa, quando ancora non è aperta la sala d’aspetto, restando all’addiaccio». Una situazione che porta la Garante a suggerire  «l’installazione di una pensilina nello spazio antistante alla sala d’attesa».
 Permane il dato del sovraffollamento, anche se meno aggressivo rispetto ad altre situazioni, dice la Bruno. Fra casa circondariale e casa di reclusione risultano presenti  650 persone su una capienza regolamentare di 429. Sono 418 i condannati in via definitiva, di cui 13 semiliberi e 14 lavoranti all’esterno.
 «Dato caratteristico delle presenze negli istituti penitenziari di Parma è la complessità delle diverse tipologie di detenuti, distribuiti nei diversi settori in base al circuito detentivo di appartenenza. Convivono negli stessi istituti penitenziari detenuti sottoposti al regime del 41bis (68), ergastolani (77), centinaia di detenuti in alta sicurezza, paraplegici e minorati fisici (18), ricoverati nel Centro Diagnostico e Terapeutico (33; si tratta di un presidio per il trattamento di patologie in fase acuta o cronica in fase di scompenso), continui nuovi ingressi anche di provenienza extra-regionale, e ancora detenuti cosiddetti “protetti” (autori di reati sessuali), e infine molti stranieri», prosegue la relazione della Garante.
 Fra gli ergastolani, molti  non hanno  prospettive di accesso alle misure alternative alla detenzione: «La loro principale richiesta - spiega Bruno  -  è  poter scontare la detenzione in maniera dignitosa, se possibile con un’occupazione lavorativa stabile».
 L’auspicio della Garante è che «la cosiddetta “rivoluzione normale” che sta attuando l’Amministrazione penitenziaria - con la previsione di riorganizzare in modo omogeneo i circuiti penitenziari - possa al più presto garantire effetti positivi anche sulle due realtà carcerarie di Parma, garantendo un salto di qualità sia delle risorse trattamentali che della qualità della vita detentiva».

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