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Ipsia - "Grazie ai ragazzi stranieri il pc non è più un mistero"

06 aprile 2013, 20:32

Ipsia -

Enrico Gotti
La scuola più multiculturale della città diventa un laboratorio fra le generazioni. Grande successo, all’Ipsia Primo Levi, per i corsi pomeridiani di informatica «Capelli d’argento», in cui gli allievi diventano insegnanti per anziani che desiderano imparare l’Abc di computer e internet.
 Da anni ormai questi corsi diventano un luogo di incontro tra le generazioni, e tra culture, visto che all’Ipsia molti studenti sono stranieri.
La docente Silvia Padoan, coordinatrice del corso, ha raccolto le lettere di ringraziamento scritte dai partecipanti, rivolte ai ragazzi-insegnanti, che testimoniano l’importanza di queste iniziative per l’incontro generazionale e lo scambio reciproco, oltre all’impegno degli studenti.
«Cari ragazzi, ho imparato più di quanto pensavo. Il computer mi fa molto meno paura» scrive Marzia.
 «A contatto con voi giovani ho ritrovato il piacere di scoprire le motivazioni che vi spingono a perseverare nei vostri impegni che vi daranno soddisfazioni nel vostro futuro» dice Antonietta.
 «I vostri ragazzi sono molto educati e pazienti e ci insegnano nuove cose come Facebook, cose che prima non conoscevo. Forza ragazzi continuate così a mettere a disposizione il vostro tempo per insegnare ai capelli d’argento» dice Franco.
«Cari ragazzi Joel, Ion, Walid, Luca, e Esmerald. All’inizio ci avrete visto come nonne, ma noi volevamo imparare ad usare il pc, e con la vostra collaborazione eccoci qua a scrivere. Grazie, anche alla professoressa Silvia per la pazienza e la carineria usata nei nostri confronti» sono le parole di Rossella.
 Altri ringraziamenti arrivano da Aurora, Mirella, Orlando, Luciana e Maria Teresa, per gli alunni dell’Ipsia che mettono a disposizione il loro tempo libero.
 «Professoressa, volevo ringraziare i ragazzi del corso per la pazienza e l’impegno che hanno avuto nei nostri confronti - dice Sergio -. Volevo chiedere scusa se a volte siamo sembrati un po’ ottusi, ma si sa, per noi vecchietti il computer è un po’ un’astronave. Strano ma un po’ inaccessibile».

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