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Economia

Lavori pubblici: imprese a rischio per i ritardi dei pagamenti

06 aprile 2013, 19:48

Lavori pubblici: imprese a rischio per i ritardi dei pagamenti

Pierluigi Dallapina

Molte imprese che hanno lavorato nei cantieri pubblici rischiano di fallire o sono già fallite, perché come ricorda un’indagine effettuata dall’Associazione nazionale costruttori edili ad ottobre 2012, le imprese che realizzano questi lavori sono pagate dopo 8 mesi, mentre le punte di ritardo superano ampiamente i due anni.  Alla base di questa situazione concorrono i vincoli del Patto di stabilità, una «legislazione nazionale inadeguata» sui ritardati pagamenti, come sottolinea Enrico Schilke presidente della Sezione costruttori edili dell’Unione parmense  industriali. «Il settore delle costruzioni è, in Italia, uno tra i più colpiti dall’inaccettabile fenomeno dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. Un fenomeno che, unito al credit crunch operato dalle banche, determina una situazione di estrema sofferenza per le imprese che realizzano lavori pubblici ed estende i suoi effetti su tutta la filiera, creando i presupposti per l’insolvenza di migliaia di imprese. Bastano, infatti, ritardati pagamenti per centinaia di migliaia di euro per far fallire un’impresa», afferma in apertura del convegno «Le ultime novità in tema di lavori pubblici», organizzato ieri a Palazzo Soragna, sede dell’Upi. Dopo aver ricordato che il Patto di stabilità interno «continua a rappresentare la principale causa di ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione», Schilke parla di «legislazione nazionale inadeguata» per quanto riguarda la tutela delle imprese edili, in quanto «le sanzioni previste per le pubbliche amministrazioni italiane in caso di ritardo di pagamento sono risibili e molto inferiori a quelle applicate negli altri Paesi dell’Unione Europea». A determinare la situazione di grave sofferenza per le imprese intervengono anche le scelte attuate dalle amministrazioni locali, le quali «hanno spesso reagito alle minori entrate con la soluzione più semplice e immediata, hanno tagliato gli investimenti». Gli effetti di questi tagli sono ormai evidenti anche ai cittadini e non più solo agli operatori del settore.  «Sono venute meno gran parte delle risorse occorrenti per la realizzazione di opere pubbliche e, se il trend rimane questo, si può arrivare in breve tempo a non essere più in grado di garantire ai cittadini alcuni servizi essenziali quali la manutenzione delle strade e delle scuole – avverte Schilke  -. E’ proprio sui capitoli di spesa riguardanti le manutenzioni che hanno inciso maggiormente i tagli dei finanziamenti mentre tutto il nostro territorio necessita di puntuali interventi di manutenzione, come riduzione del rischio idrogeologico, piano di opere infrastrutturali medio piccole prioritarie, riqualificazione del patrimonio scolastico». Per uscire da questa situazione di stallo, Schilke suggerisce alle pubbliche amministrazioni il ricorso ad alcuni meccanismi che privilegino la collaborazione fra pubblico e privato. «Il project financing, la locazione finanziaria immobiliare in costruendo e il recente contratto di disponibilità», spiega, prima di affermare che le amministrazioni «devono compiere scelte responsabili, strategiche ed innovative per riposizionare la spesa pubblica a livelli sostenibili».